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Fading into the White #2, Polaroid 55

mercoledì 18 dicembre 2013

Goerz AnGo 10x15 Klapp-Kamera, Polaroid conversion.

Erano due anni che aspettavo questo momento.

La conversione in questione, riguarda una fotocamera Goerz costruita nei primi anni del novecento a Lissa nell'allora Prussia, facente parte di una serie di apparecchi di vario formato, ma di simile concezione, denominati AnGo. (ANschutz-GOerz, ovvero i costruttori dell'otturatore e dell'ottica) che ebbero grande diffusione dal 1896 al 1922, come fotocamere da fotogiornalismo, grazie a una serie di caratteristiche tecniche innovative quali la costruzione klapp (pieghevole) a basso ingombro, la grande velocità dell'otturatore sul piano focale e la versatilità di impiego delle ottiche impiegate.
Vi presento la signora, in formato 10x15 o formato "cartolina":


 Vista frontale in cui si può apprezzare la compattezza e il rigore del disegno.
Il micidiale mirino da caccia, utilissimo per mettere la fotocamera in bolla e puntare carri nemici. La finezza dell'oculare blu non necessita di parole.

Ne compare una, sebbene nel formato 6x9, nel capolavoro di David Lean, Lawrence d'Arabia, in mano al giornalista di guerra Bentley, interpretato da Arthur Kennedy.


In linea con i tempi e con le necessità di un reporter del Chicago Tribune.
Compattezza, leggerezza e velocità di scatto.
Avrà fotografato veramente?


Questa macchina ha un grande significato per me, innanzitutto perchè proviene da uno scaffale di libreria incredibilmente pieno di oggetti fotografici squisiti, fumetti d'azione di Milton Caniff, modellini di aeroplani e di auto d'epoca, libri di fotografia degni di una pinacoteca e oggetti a stelle e strisce riflettenti la personalità esplosiva del mio amico Alessandro Vermini, detto "Il Pillola" e poi perchè è una delle più belle fotocamere che abbia mai visto e volevo a tutti costi farla rivivere, magari con pellicole Polaroid.
Così, quasi due anni fà,  innamorato di quel rettagolo di legno rivestito in pelle impolverata dopo una stretta di mano e un prezzo da amico, mi portai a casa la vecchia Goerz.
Ed eccola dopo "alcuni" giorni di pulitura e messa a punto.

Il corpo rettangolare è in legno, molto probabilmente Mogano, rivestito in pelle nera e marrone; molto elegante e assolutamente compatto.
Sulla parte superiore trovano posto i due mirini sportivi, veramente ben costruiti che scattano sull'attenti tramite un meccanismo a molla.
La piastra porta ottica principale è in metallo e la secondaria in mogano. Entrambe possono essere decentrate di alcuni centimetri.
Niente male, visto le qualità dell'ottica.

Il decentramento dell'ottica avviene tramite due slitte in metallo.

Ottica smontata e visione del soffietto rettangolare ripiegato.

Il disegno della macchina è davvero innovativo, se si pensa al tempo in cui è stato concepito;  il soffietto in pelle si apre tramite un sistema a quadrilatero collassabile, tramite quattro braccetti molto resistenti in acciaio; due sopra e due sotto.

Oltre a essere un sistema pratico era anche molto più veloce di un sistema a slitta.

L'obiettivo montato è un eccellente Dagor doppio anastigmatico, denominato Doppel, da 168mm con una apertura massima di 4.8, paragonabile a un'odierna f6.4.
Le scale dei diaframmi, regolabili tramite una ghiera anteriore, vanno da 6.4 a f384...confusi?
Basta una tabella di conversione:


Tralascio le note tecniche, anche se avrei voglia di dilungarmi; per i più smaliziati non ha bisogno di presentazioni è semplicemente un gioiello, ancora oggi riferimento per molti fotografi in cerca di immagini senza tempo.


Diaframmi perfetti.



Lenti cristalline ed esenti da qualsiasi difetto, dopo cento anni.
La leva a destra regola l'elicoide, per la messa fuoco.
I numeri incisi sulla flangia  indicano le distanze in metri.*


 Altra peculiarità tecnica della Ango, era la messa a fuoco tramite l'elicoide, consistente in un corpo cilindrico scanalato a spirale, integrante l'ottica.

Fuoco all'infinito.
Notare nell'immagine seguente, la scanalatura elicoidale dentro la fessura del cilindro.

Elicoide tutta avanti e fuoco massimo ravvicinato.


Sul lato destro del corpo macchina, vi è il pannello dei comandi dell'otturatore Ottomar Anschutz.



Lo spessore del corpo è da top model, entro i dieci centimetri.


Rimuovendo il pannello metallico, si accede ai meccanismi:




In alto si può notare l'accoppiamento dell'ingranaggio dentato (che scandisce le varie misure della fenditura, in millimetri) con l'ingranaggio di caricamento della molla di ritorno.  
   Al centro i selettori dei tempi Istantanei M, posa lunga e apertura tendine Z,  con subito in basso il selettore ad azionamento pneumatico per i tempi inferiori al decimo di secondo e posa B.
 In basso ha sede l'ingranaggio numerato per la selezione della tensione della molla, da 1 a 10 e a dx il relativo pernetto di sblocco.

L'otturatore era tutto sommato in buone condizioni ma le tendine erano completamente disallineate e bloccate; fortunatamente non erano ne rotte, ne tanto meno bucate ma  ho dovuto passare alcune nottate per capire, senza manuali,  come funzionasse il sistema.
La caratteristica senza dubbio migliore consiste nella velocità di otturazione, che originariamente poteva raggiungere il millesimo di secondo. Per i tempi un vero record, ma anche oggi paragonato a certi otturatori moderni.
Tengo a precisare che i tempi ottenibili sono ancora realmente affidabili.
Negli anni a seguire l'otturatore a tendina rotante, sarà adottato da molti costruttori di macchine fotografiche famose, sebbene con sostanziali variazioni di progetto. A mio avviso l'Ottomar è uno dei più geniali e ben progettati.
I programmi selezionabili sono tre:

Z   visione vetro smerigliato: molla caricata al numero "1" con larghezza della fenditura 100mm, max          (A sulla ghiera delle larghezze).
     L'otturatore si chiude in modo completo premendo due volte il pulsante dell'otturatore.

B   posa lunga: settaggio come sopra.
     Occorre tenere il dito sul pulsante e lasciarlo per far chiudere definitivamente la tendina.

M  tempo istantaneo: qualsivoglia combinazione di tempi.
     Si preme una volta sola il pulsante.

Per i tempi inferiori a 1/10 di secondo, esiste un selettore inferiore dotato di vite filettata internamente ed esternamente in grado di ospitare un tubo di rilascio pneumatico a pompetta (purtroppo assente); i tempi vanno da 1/2, 3/4, 1, 2, 3, 4, 5 secondi e posa B.


Al centro la ghiera per i tempi lunghi


L'otturatore si trova esattamente dietro il dorso posteriore della macchina a circa due centimetri dal piano focale.




Il dorso, ospitante vari chassis formato cartolina 10x15cm e anche dorsi di riduzione a rullo 6x9 (l'ho visto giuro).


Il vetro smerigliato e un ottimo cappuccio estraibile in pelle.

Lo chassis contenente il vetro smerigliato si estrae dal dorso tramite una levetta a molla in basso a destra; al suo posto si inserisce lo chassis porta pellicola:



Il paraluce in pelle con il  suo telaietto è  semplicemente avvitato allo chassis tramite piccolissime viti.


Subito sotto si può osservare un bellissimo film holder per pack-film...
Il destino di questa macchina era quello di ospitarne cento anni più tardi, uno Polaroid.



Il pack-film nell'immagine è stato poi convertito per ospitare di lastre in vetro al collodio umido.

Rimuovendo il dorso si arriva al vano dove è possibile eseguire eventuali riparazioni e la manutenzione dei meccanismi.
Fortunatamente le tendine in tessuto verniciato, erano davvero in ottime condizioni.
La tendina superiore reca ancora  la firma del costruttore scritta a mano con vernice rossa Ottomar Anschutz, Lissa (Prussia)...confesso che mi sono venuti i brividi, che bellezza.

Funzionamento.
In breve, esistono due molle: una inferiore (connessa con una gemella passiva) e una superiore, entrambe connesse rispettivamente da due tendine che si muovono in controsenso, passando l'una sotto l'altra.

Molla inferiore che avvolge la tendina inferiore, con al di sopra la gemella passiva che riavvolge la tendina superiore.

La molla inferiore accoppiata alla gemella passiva, fornisce l'energia per il rilascio dell'otturatore, mentre la molla superiore connessa a un ingranaggio dentato, regola in varia misura la fessura che si viene a creare, durante il rilascio (srotolamento), tra le due tendine in contrapposizione. A riposo la tendina superiore è srotolata dalla molla superiore e arrotolata alla gemella passiva inferiore, coprendo il piano focale. La tendina inferiore è arrotolata alla sua molla inferiore.


Ai lati della tendina inferiore si possono osservare i tiranti della tendina che agiscono sulla molla di ritorno superiore, che corrisponde al selettore della larghezza della fenditura.

Durante il caricamento, le due tendine salgono insieme; la tendina superiore viene arrotolata e quella inferiore srotolata e riavvolta ai lati nella molla superiore, tramite le bobine laterali indipendenti.


In alto a sinistra, si possono notare i tre cilindretti di allineamento a uscire,  montati sulle bobinette di rotazione delle guide laterali e la quarta camma a mezzaluna di blocco rotazione.
I cilindretti non sono altro che dei denti cilindrici sistemati sul piano ortogonale di una rondella, vicino alla circonferenza esterna.



Il corretto allineamento dei cilindretti, durante l'avvolgimento/srotolamento è fondamentale.
Durante il caricamento della molla, il cilindretto interno, aggancia il successivo e cosi via fino al 4° che permette il blocco della tendina inferiore e permette l'arrotolamento finale di quella superiore.
E' un sistema di blocco a rotazione.
Dopo un certo numero di scatti, a causa della vecchiaia e dei giochi strutturali venutisi a creare, talvolta i cilindretti si sorpassano, sovvertendo l'ordine di rotazione, bloccando la tendina inferiore ad altezze errate.

Nota: Per un esempio di cosa può accadere, vedi *ARGH!

I cilindretti, si risistemano  con alcuni minuti di pazienza e due fidi cacciavite di precisione.





Otturatore carico e pronto a scattare.
Le due due tendine sono salite; quella inferiore si trova subito sotto.

Premendo il pulsante di scatto, la tendina inferiore scende seguita da quella superiore, trascinata dalla precedente tramite le guide dei cilindretti laterali, indipendenti dalla molla superiore anche se coassiali.
Esiste un istante in cui le due tendine creano una fessura che fa passare la luce e tale fenditura è regolabile in ampiezza da un ingranaggio dentato superiore.
La combinazione dell'ampiezza con la potenza della molla inferiore (forza motrice del sistema) crea un tempo di otturazione.
Per fare un rapido calcolo dei vari tempi ottenibili, c'è una preziosissima tabella, montata sulla parte superiore della macchina:


Senza questa tabella è praticamente impossibile immaginarsi  le velocità. Fortunatamente era in dotazione con la macchina.

La dicitura Schlitz-breite, indica la larghezza della fenditura ottenibile attraverso l'incrocio delle due tendine che scorrono in controsenso, l'una rispetto all'altra (A corrisponde a 100 nella ghiera in alto della molla di ritorno), in questo caso il massimo in millimetri, della fenditura ottenibile.
Federspannung invece indica la tensione della molla inferiore che fornisce la forza motrice dell'otturatore.
Belichtungsdauer indica infine, la durata dell'esposizione.

Esempio di tempo istantaneo Molla caricata a 5, ghiera fenditura a n°30: ovvero 1/120"


video



Un'otturatore davvero completo, applausi grazie...non per me, ma per Herr. Anschutz. 
Un genio.


Finalmente la conversione.

un pò di musica...
http://open.spotify.com/track/5IN7CHKxzc2FoSFDx1JqS0



La macchina, in ottimo stato di conservazione  è stata completamente smontata nelle parti mobili e revisionata. Non è stato affatto facile, soprattutto per la minuteria e la delicatezza dei piccoli meccanismi, per non parlare delle tendine secolari.
Il legno di mogano usato per i pannelli della fotocamera non supera il centimetro di spessore e la viteria  in ferro è molto minuta, quasi completamente integra e comunque sostituibile.
La parte posteriore della fotocamera è stata sostituita con una piastra in grado di ospitare un dorso Toyo 4x5 di tipo revolving,anche se questa caratteristica non può essere sfruttata a causa della dimensione "panorama" della finestra dell'otturatore.


Per i listelli delle guide del dorso ho usato listelli di faggio, mentre per la piastra compensato di Hokumè , molto resistente e adatto a ricevere viti e chiodi senza spaccarsi; infine ho adoperato colla vinilica per incollare i singoli pezzi.

In questo modo è possibile inserire dorsi per pellicole istantanee Polaroid o Fuji 4x5 e anche i dorsi per le pellicole type 100,  oltre ai normali chassis per pellicole piane.
Volevo versatilità.
Per adattare il porta dorso posteriore ho dovuto centrare i fori della viteria originale sul corpo macchina. Brrr.
Una volta avvitata la piastra in legno,  ho usato due listelli di alluminio per dare solidità al pezzo e creare un supporto per le quattro sbarrette di bloccaggio del dorso.




Avendo poco tempo a disposizione, non ho potuto asolare le barrette in obliquo per creare una piastra scorrevole; mi sono accontato di fissarle con una vite per ciascuna.
A ogni modo, rimuovere il dorso Toyo è questione di un minuto di cacciavite.


Per bloccare il dorso Toyo ho usato quattro lastrine di alluminio avvitate ai sostegni laterali della piastra nuova.

Dopodichè ho assemblato il dorso Toyo:


Vetro smerigliato e mascherina di riduzione Papayaspoint® per le polaroid type 100. A fianco, giusto per non uscirci di testa,  ho messo un riferimento cartaceo per la conversione delle scale dei diaframmi.
Ho messo del velcro per attaccare un provvisorio parasole in pelle, ricavato da un vecchio soffietto Ango.

La figata di questo sistema è che in seguito, ho potuto sostituire  il cappuccio parasole provvisorio, con quello più adatto e moderno del dorso Toyo 45AII, che ho preso in prestito temporaneamente; basta sfilare le due guide zigrinate ai lati del dorso e il gioco è fatto.


Revolving back della Toyo 45 con il paraluce in pelle integrato; praticamente identico al Goerz, ma in chiave moderna!

Una vista laterale, in cui si può apprezzare la linea anticonvenzionale dell'ibrida:


Come si può notare la piastra di conversione non è a filo della macchina sul bordo superiore;  per  poter sistemare il dorso Toyo, ho dovuto necessariamente prendere mezzo centimetro extra per i due bordi inferiore e superiore.
Lateralmente invece, sono riuscito a rientrare nelle misure del corpo macchina originale.


Vista di tre quarti posteriore in cui si nota l'aggiunta della slitta originale porta accessori, la larghezza del negozio in cui è stata comprata e la tabella dei tempi, provvisoriamente risistemata.

Inoltre, a causa degli spessori del nuovo legno e del dorso Toyo, non mi  è stato possibile rientrare nella distanza dal piano pellicola originaria, rispetto al corpo macchina posteriore, che è di circa un centimetro;  la soluzione consiste nell'adattare altri 4 braccetti originali per rientrare nei 168mm di lunghezza focale.
In questo modo il soffietto non viene completamente esteso e fortunatamente , vista la strana costruzione a "piega interna"del soffietto, non sono incappato in vignettature.
Con un laboratorio di ebanisteria a disposizione (sigh) magari sarei riuscito a starci dentro; visto gli esigui mezzi adoperati, direi che posso accontentarmi:


Il nuovo foro del perno lungo i bracci, attraverso cui il supporto anteriore del braccetto si impernia sopra la piastra porta ottica, è stato riposizionato più dietro; la distanza è quella corrispondente alla misura, dal corpo macchina posteriore al nuovo piano pellicola, ovvero -2,6cm.

Nelle prime prove della fotocamera, ho lasciato i braccetti originali e ho messo a fuoco aprendo per metà il soffietto e settando l'elicoide alla distanza giusta per ottenere il fuoco all'infinito.

Nota: nella configurazione non modificata, la macchina quando è completamente estesa risulta adattissima per fotografare a distanza ravvicinata; avendo aumentato il tiraggio posso fotografare in modo fantastico con il Dagor a piena apertura, per ottenere qualche ritratto degno. Spero.

A ogni modo la sostituzione dei braccetti è un operazione delicata ma abbastanza semplice; per fotografare senza vetro smerigliato, basandosi su mirino sportivo ed elicoide è indispensabile comunque  la conversione finale.
Ma ecco come si presenta un dorso Polaroid 545 all'interno del revolving back Toyo:


Un piccolo cordino laterale a sx, per poter estrarre le pellicole istantanee.

e la macchina pronta all'uso.


La prima conversione non si scorda mai. 


Finalmente alcuni scatti con la ibrida.
Come mi aspettavo il Dagor si è comportato  egregiamente fin dalla prima uscita, anche se, molto personalmente credo che l'uso di un filtro UV non guasterebbe, così come l'aggiunta un piccolo parasole   per ottenere un minimo di contrasto in più e ridurre il rischio di alcuni bagliori, specialmente in situazioni di luce frontale.
La resa è comunque ottima e tipica di una lente non rivestita; peccato non poter basculare al limite come in un banco ottico moderno e sfruttare la copertura spettacolare del Dagor.
La prima istantanea 4x5":


Goerz Doppel Anastigmat Dagor 168mm, f:6.8 [corrispondente a poco meno di un f:8 moderno] settato a f12 [f11 moderno] a 1/120 di secondo [n°3 selettore molla inferiore  in combinazione con il n°20mm di fenditura tendine] .
Pellicola Polaroid type 55, scansione del negativo.


La mamma si è mossa ma non importa, le vogliamo bene lo stesso.
Pellicola Polaroid type 55, scansione del negativo.
Alcuni giorni più tardi:


Pellicola Polaroid type 55, stampa positiva da negativo sotto esposto.



*ARGH!
Ecco cosa succede, quando una delle due tendine, nel caso quella superiore, non scende del tutto!
Ciò si verifica per l'errato posizionamento dei cilindretti di blocco della molla superiore; calma e sangue freddo.
Occorre smontare il dorso e riallineare.
Pellicola Polaroid type 55, scansione del povero negativo.

Menzione di onore (un fulgido esempio di autodecorazione al merito), và a  una rara veduta della Corsica in Fujicolor; essendo la macchina di tipo Klapp a quadrilatero, sono riuscito ad applicare un basculaggio anteriore piegando parzialmente uno dei braccetti del soffietto e il risultato è stato sorprendente:


Un occhio attento può notare oltre la Corsica all'orizzonte, il fuoco selettivo ottenuto.

E io che pensavo di non poter strafare!
Ovviamente, ma solo in alcuni casi di ripresa, variando l'estensione di uno o più braccetti è possibile ottenere un fuoco selettivo, ma non è questo il campo di azione della Goerz, che nacque in origine per un tipo di fotografia più sincera. 
Alcune istantanee, formato 3 1/4 x 4 1/4 " usando un dorso Polaroid 405:




La mia mamma.
Pellicola Fujifilm FP-100C, stampa positiva.
Una combinazione davvero ottima.

Questa sopra, in particolare è stata una delle prime fotografie a colori prodotte dopo la conversione; che sia anche la prima in assoluto della macchina?


Una cartolina da Boccadasse; anche se non è 10x15 si fà  perdonare.
Polaroid type 664, stampa positiva.

A parte alcuni piccoli inconvenienti di ordine pratico, dovuti anche alla solita agitazione che mi contraddistingue, le prime uscite con la Goerz sono state divertentissime.
Spesso mi sono trovato a immaginare il primo proprietario e a chissà quali e quante fotografie abbia preso con questa macchina. E in quali posti?
Sicuramente sono passati  decenni dall'ultimo utilizzo e averla resa funzionale è stata un piccola impresa.
La Ango è  davvero una fotocamera incredibile, da usare sicuramente con qualche riguardo in più e con la spirito di un fotoreporter di inizio novecento, oppure per immortalare una Volpe o un Kaiser a cavallo  (v. rif bibliografico in fondo).
La soddisfazione di farla rivivere con pellicole istantanee è stata enorme, soprattutto per il primo scatto...


Bringin' back It!


p.s.  anche per l'ultimo


Bringin' back again!


La prima conversione non si scorda mai.


rif. http://www.storiadellafotografia.it/2009/12/04/ottomar-anschutz/

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