didascalia

Fading into the White #2, Polaroid 55

lunedì 1 aprile 2013

Piccole Impossible per il grande formato. (Impossible Project PX on a vintage Large Format Camera)



(1912-2012) Cento anni di attesa per uno strano connubio.

Da qualche mese mi chiedevo, visto la buona qualità raggiunta nel 2012 dalle Impossible Project PX color protection, se fosse stato possibile utilizzarle nel modo che più mi sarebbe piaciuto, ovvero  esponendole in manuale e per di più con una fotocamera davvero speciale.
Un banco ottico molto grande e soprattutto vecchio di un secolo.

Questo è il come.
In breve, la fotocamera usata per questa prova è una macchina da Atelier formato 10x12" costruita  a Rabenau, in bassa Sassonia, nei primi anni del novecento da un signore di nome Alfred Bruckner.
Doktor Papaya ha curato il faticoso restauro.


Frau Bruckner.
Una signora d'altri tempi da  trattare con i guanti,
 soprattutto usando  Nitrato d'argento.


Costruita interamente in Mogano e dotata di meccaniche vittoriane, questa macchina del tempo "coniuga l'ingombro di una petroliera e la manovrabilità di un pianoforte a coda Bosendorfer" (cit. Casalino)  ma è ancora meravigliosamente e ampiamente utilizzabile per produrre preferibilmente Ambrotipi, Tintotipi e qualsiasi cosa sia impressionabile con non poche difficoltà su lastre di grande formato.
Ciò che mi piace fare ultimamente.
Astenersi quindi perditempo e fighetti dell'ultimo minuto.
Per chi non ne avesse conoscenza, premetto che questo tipo di macchine, fin dalla seconda metà del XIX secolo erano spesso accoppiate a meravigliose ottiche, costruite con maestria dagli artigiani del tempo,  senza l'ausilio di computer o macchine a controllo numerico e con materiali di pregio: pesanti e performanti vetri Crown e Flint, in schemi ottici più o meno evoluti,  racchiusi da armature metalliche in  leghe di Ottone e/o Alluminio ricavati dal pieno.
La cura costruttiva era talmente elevata che ancora oggi, se conservati in buono stato, oltre a mantenere un incredibile fascino, sono ancora otticamente imbattibili per quanto riguarda un certo modo di fare fotografie.
A far compagnia alla Signora Bruckner,  un distinto austro-tedesco, dal cappotto nero e dall'occhio di ghiaccio, il Signor Voigtlander Brauschweig Heliar da 30cm di focale, con una apertura massima di 4.5.


Herr.Voight per gli amici.


Un'ottica leggendaria.

La fotocamera è stata opportunamente riadattata con un dorso posteriore per il caricamento di  chassis più moderni tipo Fidelity oppure Lisco.
Purtroppo non disponevo di un porta lastra in legno.
Nel mio caso il dorso riduttore per la macchina  è nel formato 5x7", le quali dimensioni mi hanno aiutato nella sistemazione delle pellicole PX, avendo più spazio ai lati.
Nulla vieta la sistemazione in chassis di formato inferiore 4x5" e quindi l'impiego in banchi ottici più compatti.


Calcolo delle dimensioni per la lastrina PX e centratura film.

Dopo aver calcolato la corrispondenza con il piano pellicola, essenziale per una corretta messa a fuoco, ho trovato il modo di sistemare il film.


Prove di sistemazione e un istantanea della camera 10x12"


Accessorio fondamentale è la dark-bag, una camera oscura portatile entro la quale svolgere tutte le operazioni di traslocamento pellicola, al riparo della luce.
Infilare una Impossible PX in  uno chassis da banco ottico non è stato proprio facile, soprattutto alla cieca, ma con la dovuta calma, ci sono riuscito senza troppi intoppi e l'operazione è durata una manciata di minuti in tutto.


La dark-bag e il film pack Impossible. La cover mi è stata di grande ispirazione.

Una volta estratto e caricato lo chassis ho settato la macchina, inquadrando un gruppetto di mele, cercando di comporre qualcosa di creativo.



La visione sullo schermo è come al solito appagante.



Il piccolo problema da risolvere era riuscire a sfruttare l'Heliar con tempi di esposizione "istantanei", in quanto è naturalmente sprovvisto di otturatore centrale.
Ho aggirato l'ostacolo usando un otturatore esterno a tendina avvolgibile,  restaurato dal sottoscritto, del tipo Thornthon-Pickard da 3" 1/2, con tempi d'utilizzo compresi tra 1/15 e 1/90 leggermente impreciso, ma usabile correttamente se caricato a 1/75 oppure 1/90, approssimabili a circa 1/40 di secondo.
Un vero gioiellino in mogano, da caricare a molla come una automobilina d'epoca.
In mancanza d'altro, solo un otturatore su piano focale (estremamente difficile da reperire e da adattare, anche se non impossibile) oppure un otturatore  pneumatico tipo Packard può venire in aiuto, visto le dimensioni delle ottiche a lunga focale.



L'otturatore Thornthon. Si fissa alla ghiera esterna dell'ottica con una semplice vite.
Ho fatto qualche prova di scatto con l'otturatore, che necessita per via dell'età e della costruzione, di un tocco delicato.
Per rendere solido il tutto, ho sistemato un supporto al di sotto dell'otturatore.

La prima PX processata è venuta leggermente sovraesposta  e un pò decentrata a causa della mancanza di un riferimento sul vetro, ma la nitidezza sull'armonica a bocca è ottima, così come la sfocatura subito dietro.


Nota: purtroppo, quasi tutte le fotocamere da Atelier costruite intorno al 1900 (compresa la Bruckner in prova) mancavano di movimenti della standarda anteriore, se non per la possibilità di variare l'alzo dell'ottica (Rise-Fall); quindi, per le fotografie seguenti, niente regola di Scheimpflug anteriore, ma solo per posteriore, il che significa introdurre variazioni prospettiche.
Per lo still life non c'è stato alcun problema e comunque la lunghezza della focale minimizza in parte gli effetti di distorsione degli oggetti; tali variazioni non sono sempre accettabili se si parla di ritratti di figure umane.



Mele e armonica. Diaframma a f:4.5 a 1/45 indicato, circa 1/15 reale.



Una volta presa confidenza con la procedura, mi sono preoccupato di tracciare sul vetro smerigliato del dorso, la piccola mascheratura per le dimensioni delle PX ovvero: 7,7 x 7,9 e ho allestito un altro set.

Frame Impossible PX tracciato a matita sul vetro smerigliato originale. 

Set pronto e illuminato con luce continua da 1200W a circa 1 metro.



Preso lo scatto,  ho infilato lo chassis dentro la dark-bag insieme a una Polaroid tipo sx-70 e con molta calma ho riestratto la lastrina, risistemandola in sede nel film pack.




Un piccola Polaroid del XX secolo facente le veci di  processatore portatile.


Ovviamente chiudendo la macchina, il film appena esposto è stato espulso e processato automaticamente.


Film PX in sviluppo. Circa 30 minuti


La parte più delicata è stata questa.
Se si piega troppo la pellicola durante le operazioni di trasferimento, c'è il rischio di alterare la struttura del film e di incappare in uno sviluppo difettoso.
Infatti, dopo uno paio di scatti  andati a farsi friggere ecco finalmente lo scatto che stavo aspettando:



Una Polaroid 500 che se la tira da banco ottico.
Herr Voigt a f:6,5 per 1/90 indicato (circa 1/30 di secondo reali)

Non avendo tempi di esposizione superiori, l'unico accorgimento che si può adottare per prevenire una certe sovraesposizione è allontanare la sorgente luminosa oppure chiudere di qualche stop il diaframma; ma in questo modo, si sacrifica in una certa misura la resa della scarsa profondità di campo apparente.

Mi piace.
Ovviamente l'immagine è speculare, così come per le più grandi Impossible PQ .
Il fuoco selettivo è impagabile così come il particolare effetto di Glare nelle zone chiare e sovraesposte, tipico delle ottiche antiche usate "tutte aperte". Si può notare la differenza osservando le zone in questione sul vetro e poi nella foto sviluppata.
Per non aver l'immagine capovolta nel frame, basta ruotare la pellicola di 180° durante il caricamento nel porta lastra, ma forse mi piace più così, è caratteristica. Dice, "hei ma io sono stata esposta in un banco ottico, che diamine!".
Dopo questo esperimento andato a buon fine, ero ansioso di provare un ritratto sfruttando al pieno le potenzialità del sistema e quindi ho convinto con la forza la mia amica Valentina, casualmente di passaggio nel mio studio, per una posa improvvisata:



Valentina #1.
Herr Voigt, tutta apertura f:4,5 a circa 1/40 di secondo.

Dopo circa 30 minuti di attesa, l'immagine si è sviluppata correttamente producendo un ritratto davvero carino.
Il viso è un pò sovraesposto ma l'immagine è comunque gradevole e incisa (per una Impossible) , incorporando i bei toni pastellosi blu-gialli tipici di questo supporto.
Indiscutibilmente il limite di risoluzione per linea delle Impossible è il fattore limitante per il microdettaglio e anche usando la migliore ottica disponibile non si potrebbe approfittare l'incredibile risoluzione delle lenti per il grande formato; ciò nonostante, si possono sfruttare  altre caratteristiche, quali la grande luminosità delle lunghe focali e la tipica resa pittorica; notare infatti, nel ritratto di Valentina la ridotta profondità di campo, sconosciuta ai più blasonati obiettivi moderni e soprattutto alle lentine delle piccole SX-70. Mica male quindi.
Inutile dire che qualsiasi banco ottico moderno, grande o piccolo che sia, sarebbe adatto per questo modo di usare le piccole PX o PZ, ma la mia idea era quella di fotografare a colori in modo non convenzionale e sviluppare una moderna istantanea, introducendo una tecnologia anacronistica all'interno di una realtà storica lontana cento anni.
Esotico. Steampunk.


"Be the first one to do It."

c'era scritto sulla dark cover...ma sarò stato il primo?









4 commenti:

  1. Risposte
    1. ...grande testa di... :D grazie Giuseppe!

      Elimina
  2. Grazie per la dritta, ho provato su un banco sinar 4x5 con ottimi risultati...grazie per i consigli..

    RispondiElimina
    Risposte
    1. sono contento Andrea, grazie per la visita....

      Elimina