didascalia

Fading into the White #2, Polaroid 55

lunedì 18 giugno 2012

Integralmente Impossible Project 8x10. Beta test. (Impossible Project 8x10 Integral film, Beta test)

E' stata una lunga attesa.

Chi non ci credeva oppure non ci sperava più, si è dovuto ricredere e forse ha cominciato a ripulire i rulli.
Io li avevo già puliti e caldi da qualche tempo.
Essendo un piccolo pioniere Impossible Project, ho avuto l'opportunità e in qualche senso il privilegio di poter acquistare e testare a mie spese, devo dire assolutamente accettabili, la nuova pellicola sperimentale 8x10 Silver Shade, in versione integrale.
Già, non più peel-apart ma integrale e quì, ancor prima che aprissi la confezione, confesso di esser stato molto confuso a riguardo in quanto proprio non riuscivo a comprendere appieno come fosse assemblato il film, ma vengo al dunque e racconto la mia prima stimolante esperienza.

Mi ritrovo sul bancone un  packaging Polaroid 803 con in primo piano un'etichetta molto formale indicante la scritta Lot: 001.

Packaging Polaroid. 

Al suo interno i consueti due vassoi, contenenti rispettivamente in una sorta di Ying e Yang, i 15 negativi e i rispettivi 15 positivi, pronti a fondersi in una unione storica:


Speravo che il vassoio dei negativi,  non contenesse Lasagne al pesto.


Le lastre sono entrambe assemblate parzialmente con materiale nativo della Polaroid serie 800.
Subito mi è cascato l'occhio sull'indicazione riguardante la sensibilità della pellicola, ISO 1000/1250.
Mi immaginavo una sensibilità vicina alle emulsioni PX600 ma mi sbagliavo.
Oltretutto Impossible Project ha chiaramente indicato che vi possono essere delle differenze di sensibilità da lotto a lotto.
Tenendo a mente queste preliminari indicazioni, ho deciso di settare l'esposizione per ISO 800, essendo questo valore più vicino a 1000 che non 1600 a 1250, per poi regolarmi di conseguenza.
La scelta del soggetto per il mio primo scatto è coincisa con la possibilità di portare davanti alla mia Toyo, quella personalità ingombrante, problematica e assolutamente teatrale del mio amato padre, che per nulla intimorito dalla bestia si è messo a suo agio in studio, accendendosi un sigaro.
Volevo una fotografia che richiamasse con un certo feeling lo spirito di una lastra al collodio d'argento e ritornare idealmente ai tempi in cui le emulsioni erano davvero ancora sperimentali.
Lavorare in studio, in condizioni controllate mi è sembrato una buona base di partenza, quindi preparato il set ho iniziato a buttar giù due calcoli esposimetrici per il ritratto in preparazione.
Ho deciso di chiudere il diaframma del mio Rodenstock 360mm a f8 e di scattare a 1/30 di secondo utilizzando il mio sistema a luce continua, non essendo abituato a lavorare con i flash.
Come di consueto ho apposto un filtro UV davanti all'ottica.
Il mio bank autocostruito a luce continua consiste in un gruppo di 4 grandi lampade a fluorescenza a luce fredda (circa 6400K), sistemate all'interno di una parabola Ikea; la potenza complessiva è di circa 1200W e restituisce un'illuminazione soft, ideale per i ritratti.
Uso questo sistema principalmente per il collodio umido, ma visto che lavora bene anche con altri tipi di film, non mi sono posto ulteriori problemi.
La luce di riempimento da 300W è invece costituita da una parabola più piccola, contenente un unica lampada dello stesso tipo delle precedenti.
Ho caricato il negativo come da manuale,  facendo un pò di fatica ad agganciarlo alla linguetta arancione  di sicurezza.
Mi è sembrato che il volet in testa al negativo, fosse leggermente più corto e stretto di quello originale Polaroid. Nulla di difficile comunque.
Un particolare del cappuccio di sicurezza superiore del negativo:



Nota:rispetto all'originale, il segno giallo era sull'altro (http://papayaspoint.blogspot.it/2011/11/formato-8x10-polaroid-8x10-instant.html) 

Non sono riuscito a capire come mai la tipica freccia gialla fosse dalla parte opposta la protezione! Forse un errore nell'assemblaggio? 
Inizialmente era confuso e pensavo di aver caricato dalla faccia sbagliata il negativo. Fortunatamente, ho seguito le frecce grigie poste in fondo al volet da estrarre.
Chiudendo la cassetta, ho estratto in modo un pò faticoso il volet, che ha opposto una lieve resistenza.
Per il set, un lenzuolo bianco, un cilindro nero e la faccia medi toni di Charlie, niente di più.
Solo il flack dell'otturatore e l'espressione insofferente di mio padre..."abbiamo già finito?".
"Stai buono lì e goditi il sigaro, che dopo ne faccio un'altra!".
Ho alimentato il processatore,  dopodichè aprendo il vassoio dei positivi mi sono decisamente sorpreso e al tempo stesso ho capito tutto.
I fogli positivi sono costituiti da Mylar (suppongo) trasparente e hanno la logica funzione di trattenere l'emulsione durante il passaggio della pellicola esposta attraverso i rulli e quella di proteggere l'immagine finale.
Non esiste un foglio di stampa positivo!

Il rosa è davvero molto chic. Nel retro si posso osservare molto bene i consueti Pod ( vedi Immagini successive allo smantellamento)

Ho caricato il trasparente nel vassoio, notando una certa tendenza all'incurvarsi di quest'ultimo:



Positivo leggermente incurvato, forse dovuto al fatto che è molto sottile.


Sistemando il film holder,  ho prestato molta attenzione che nulla si piegasse.
Avviato il processatore, ho aspettato i 4 minuti di sviluppo, indicati sul data sheet di Impossible.
Essendo il film molto sensibile dopo lo sviluppo è necessario lasciare la pellicola dentro il cassetto posteriore del processatore, al buio.
Passati i quattro minuti, ho aperto lo sportello e ho finalmente potuto ammirare la nuova 8x10.
Come si dice, "buona la prima"?



L'incredible Carlo su pellicola Impossibile o meglio Charlie L'Incroyable su Impossible Project 8x10.

Non mi voglio lodare, ma adoro davvero questa fotografia. 
Sono molto contento di aver calcolato bene l'esposizione, tranne che per un punto: nell'eccitazione del momento,  ho tralasciato di compensare l'esposizione della pellicola dovuta alla caduta di luce per l'estensione del soffietto.
Per un ritratto di questo tipo, con l'ottica da 360mm,  di solito estendo il banco ottico per circa 50cm e quindi compenso di circa 1 stop e mezzo l'esposizione; non l'ho fatto, ma fortunatamente la pellicola essendo davvero vicina al valore indicato dalla casa è stata esposta praticamente in modo perfetto.
Solo una leggera sovraesposizione nella zona IX (capelli bianchi) comunque piacevole al sottoscritto. 
Direi che la sensibilità è davvero vicina al valore ISO 1000.
Il tono monocromatico del film è davvero bello, così come il contrasto complessivo, con un bel nero nella zone d'ombra e ottime sfumature nella scala dei grigi, soprattutto nei valori alti di luce.
La risoluzione dell'immagine è ottima (considerando il tempo di esposizione) e non ho riscontrato nessun difetto apparente nella spremitura dell'emulsione, ne tanto meno problemi di aree diversamente esposte e/o danneggiate. 
Un particolare salta subito agli occhi; l'immagine è SPECULARE.
Non esiste un foglio di stampa e per questo motivo, l'immagine ottenuta è quella sviluppata sopra il negativo e invertita orizzontalmente rispetto all'originale e siccome non abbiamo un sistema reflex a monte, come avviene per le piccole integrali Impossible o Polaroid, l'immagine resta capovolta.
Ho detto una cazzata?
Essendo un lotto sperimentale, probabilmente (ma è solo una mia speculazione) Impossible Project per la versione definitiva della pellicola, migliorerà le caratteristiche della cornice protettiva sottostante il mylar e forse anche nella parte superiore del film , dove si accumula una grande quantità di pasta sviluppatrice.  Del resto anche le tradizionali Polaroid sporcavano parecchio.
Osservando il retro della pellicola, ho anche notato un leggero disallineamento del negativo al suo corrispettivo positivo, ma può essere che al momento dell'estrazione del volet io abbia impiegato troppa forza, spostando di poco il negativo all'interno della cassetta.
Dettagli di poco conto e comunque  nulla che possa far preoccupare un fanatico.
Cavalcando l'onda, ho tentato un'altra esposizione, questa volta regolando l'otturatore a 1/60" e arretrando leggermente la luce di riempimento. 


 L'Incroyable #2. Notare lo spillamento dello sviluppatore nella cornice superiore. 


Il secondo scatto sembra leggermente sottoesposto, con tonalità di colore leggermente diversa, meno giallognola e più neutra. Preferisco decisamente la prima.
Anche se l'immagine è usabile, mi sono accorto subito di una caratteristica evidente; sembra che la pellicola sia molto sensibile alla sporcizia (del resto è una altolocata) e non digerisca l'imperfetta pulizia dei rulli.
Come si può notare sono infatti presenti un fastidioso pattern orizzontale e alcune macchie puntiformi, tipico risultato ottenuto quando i rulli dello sviluppatore sono sporcati dalle emulsioni precedenti. 
Il fatto curioso è che comunque io avevo controllato i cilindri metallici dopo la prima esposizione, essendomi accorto che una certa quantità di pasta sviluppatrice era fuoriuscita dai bordi della prima lastra.
Evidentemente non sono stato troppo attento durante la pulizia e dovevo pulirli meglio. Basta saperlo.
A sessione conclusa, ho congedato mio padre dal set e mi sono dedicato alle scansioni delle immagini ottenute per registrare le tonalità delle istantanee al tempo zero e verificarne successivamente le possibili variazioni.
Ma tant'è (colloquiale) non ho resistito...

Il Lift.

Disponendo di due immagini abbastanza simili, ho subito sacrificato l'ultima esposizione per effettuare ciò che più amo fare con le pellicole Impossible, ovvero i lift su carta d'acquarello.
Il distacco dell'immagine dal negativo è avvenuto in modo incredibilmente fluido e ho ottenuto una trasparenza fantastica.




Giusto per curiosità, dopo lo smantellamento della lastra trasparente, ho dato una controllata ai Pod esausti:

Ogni positivo alloggia un Pod diviso in due compartimenti.

Dopo aver rifilato come di consueto l'immagine, l'emulsione immersa successivamente nell'acqua, si è scollata dal mylar in modo eccellente, non trascinando con se la colla opaca sottostante.
Ho riscaldato l'acqua esattamente a 50°C.
Un piccolo contributo video:





In un certo senso è peel-apart!
Naturalmente, come per tutti i film integrali Impossible Project, prima si esegue la separazione  meglio avviene il distacco.

Magia del lift!



L'immagine si è stesa abbastanza agevolmente sulla carta, nonostante le dimensioni implichino una certa dimestichezza con la procedura e l'uso di supporti adatti alle grandi dimensioni.
Nonostante le imperfezioni (di solito giovano) il lift ottenuto mi piace e come spesso accade a causa del tipo di  lavorazione, l'immagine trasferita è ancora più grande e dà ancora maggiore soddisfazione.
Purtroppo non sono riuscito a trovare uno scanner adatto a ospitare i fogli 30x45cm e mi sono arrangiato con quello che uso di solito; la qualità non è eccellente ma si può comprendere la resa del lift.


Distacco dell'emulsione #1, dopo 1 ora  dallo sviluppo. Notare a sinistra il banding dovuto ai rulli sporchi.
Carta per acquarelli, tinta neutra, satinata da 300g/m2



Ovviamente e fortunatamente, tramite il lift è possibile revertare le immagini, togliendole dal loro stato speculare; fatto non trascurabile e strada da imboccare a senso unico, soprattutto nei casi in cui, le nostre fotografie siano destinate a un pubblico che non sia abituato a leggere come Leonardo Da Vinci. 
Questa potrebbe essere una vera limitazione per alcuni, oppure un motivo in più per altri, per imparare la tecnica e creare capolavori su carta. 
Perseguendo questa strada, il giorno seguente, notando una leggera variazione di tono nella parte superiore dell'immagine, mi è venuto il sospetto che qualcosa stesse cambiando.
Inoltre la pasta blu dello sviluppatore, si è infiltrata prepotentemente nella cornice superiore argentata, rovinando il bell'aspetto del frame.
Osservando con attenzione le prime 8x10 postate sulla pagina di Facebook di Impossible Project, si percepisce chiaramente un colore diverso rispetto a quello che ho ottenuto nelle mie esposizioni. Potrebbe essere un problema di monitor ma a me, sono sembrate molto più calde, addirittura simili nei toni a certe Chocolate. 
Siccome in passato ho avuto esperienze "degradanti" con le pellicole PX di vecchia generazione, da sempre pratico Yoga e Emulsion Lift per preservare la vita delle mie istantanee.
Ho voluto tentare un secondo lift.
Et voilà.


Cianotipo? No, solo un tagliere Ikea ideale per rifilare le istantanee (pagatemi).

Anche dopo 24 ore l'immagine si è separata perfettamente dal negativo sottostante, senza il bisogno di metterla in acqua per tale operazione.

Distacco dell'emulsione #2, dopo 24 ore  dallo sviluppo.
Carta per acquarelli, tinta neutra, satinata da 300g/m2
Dopo il distacco e la stesura sulla carta, ho notato una certa variazione di tono dell'emulsione, forse solo dovuto alla naturale tinta del supporto  sottostante. 
Tengo di nuovo a precisare che la scansione purtroppo non rende, come al solito, giustizia al contrasto e alla  texture dell'immagine in questione.
Immagino già le potenzialità di questo film per questo tipo di manipolazioni.
Questo per ora è tutto, aggiornamenti dell'ultima ora permettendo e spero di portare nei prossimi giorni nuovi contributi.
In programma una sessione di scatti all'aperto e una sorta di test sul campo su come usare il processatore motorizzato lontano da casa.

Conclusione.

Probabilmente, è il miglior film impossible mai provato fino a oggi.
Per giudicare obiettivamente questo nuovo e già fantastico supporto, si dovrà attendere la commercializzazione del prodotto ed esporre molte lastre, soprattutto per verificare la stabilità nel tempo dell'emulsione.  
Attendo fiducioso come sempre, sperando in un prezzo finale non troppo esagerato e mandando un mio sentito ringraziamento a Impossible Project e a tutti coloro ( customers inclusi) che hanno reso possibile questo sogno divenuto realtà, che a tutti gli effetti rimarrà indelebilmente impresso nella storia della fotografia.


Scaldate i rulli, si parte.

Un update di fine anno 2012, con qualche immagine in più prodotta in questi mesi:

Un ragazzaccio di nome Davide, con la sua fedele FKD sovietica.


Un'uscita in esterni, primo test estivo.


Dopo aver ceduto alla tentazione dell'autoscatto, celebrando la riparazione della mia sviluppatrice manuale.

Altri esempi ai seguenti indirizzi:
http://www.flickr.com/photos/57376740@N03/7421814166/in/set-72157630069444455
http://www.flickr.com/photos/57376740@N03/8166156831/in/set-72157630069444455/

venerdì 20 gennaio 2012

Come operare un processatore Polaroid 8x10. (Trouble with a 8x10 Polaroid Processor)

SPOK!
Questo è il rumore di un vecchio condensatore elettrolitico che esplode, oltre che un nome che evoca orecchie a punta.

Pensavo fosse caduto un grosso libro dalla scrivania o che fosse esplosa una lampadina invece....
Dopo anni di inutilizzo, aver messo in tensione un processatore Polaroid  non è stata la cosa migliore da fare, visto che  dopo il suo arrivo non  è stato controllato il circuito elettrico.
In teoria, ogni vecchio apparato andrebbe collaudato per un certo periodo di tempo con un alimentatore a voltaggio variabile, in modo da lasciare che i vecchi condensatori (soprattutto quelli di carta) ricostituiscano l'elettrolita e che altri componenti non manifestino problemi.
La fretta di usare il processatore mi ha giocato un brutto scherzo.
Il condensatore in questione è di vecchio tipo, carta-olio, racchiuso da un involucro di alluminio e non ha una lunga durata.
Se lasciato a riposo per lungo tempo  l'olio può spillare dai contatti esterni e far perdere l'effetto capacitivo al condensatore; inoltre il dielettrico (in questo caso la carta), senza il supporto del fluido elettrolitico, sottoposta alla tensione massima, si perfora creando una sorta di corto circuito che provoca un esplosione.
Nel mio caso, il condensatore fortunatamente non conteneva sostanze tossiche (No PBC, ovvero policlorobifenili) ma il fumo che usciva del processatore  era molto denso e ugualmente irritante.
Fumo di olio vecchio e molto fritto, peggio che entrare in una cucina di un pessimo ristorante cinese.
Il condensatore in dotazione ha le seguenti caratteristiche:capacità 0.8 µ Farad, 220V a 60hz, tolleranza +/- 5%,  e questo è ciò che ne rimane:

Il reperto bellico. Il contenuto si è completamente distrutto imbrattando tutto l'interno della sviluppatrice.

Sembra un petardo esploso qualche capodanno fà.
La funzione del condensatore  è di  fornire lo spunto per il motore motore elettrico del processatore, che in sua assenza avrebbe un avviamento irregolare; tale funzione è detta "motor-start".
Tutti i motori elettrici di questo tipo funzionanti a 220V e oltre, tipo quelli dei compressori dei frigoriferi, dei motori delle cappe aspiranti, di quelli delle lavatrici etc, etc possiedono un condensatore di avviamento.
In caso di guasto, il motore gira ugualmente ma perde la capacità di partire bene; il buonsenso comunque suggerisce di fermare tutto e riparare il guasto.

Riparazione:
Ho aperto il processatore dalla parte inferiore, rovesciandolo su un panno morbido.
Ho rimosso quattro viti a stella, alloggiate all'interno dei poggia-piedi in gomma e una vite a stella centrale:

Acqua e olio tutto a posto? Olio, grazie...
Per  prima cosa ho pulito con alcool tutti i  componenti del circuito imbrattati dall'olio del condensatore, verificando al tempo stesso che non ci fossero bruciature sospette.
Già che c'ero ho ispezionato la meccanica interna del motore:

Foro di entrata della manovella. Poco sopra a destra si intravede la cascata di ingranaggi e l'avvolgimento primario del motorino.

Ingranaggi visti da sopra il processatore:

La cascata degli ingranaggi vista da sopra.

Ecco la sede dell'esplosione, tra le due stelle gialle:

Le stelline indicano i due fili elettrici che vanno collegati al nuovo condensatore
Come si può osservare, il vecchio condensatore era posto vicino al motore;  era assicurato tramite un asola a una vite della messa terra. Naturalmente non ha alcuna funzione elettrica, è solo di sostegno.
Il condensatore in questione non ha polarità, quindi collegarlo indifferentemente ai due terminali (filo marrone e nero) non fà differenza.
Occhio a non collegarlo agli stessi morsetti del ponte, in caso contrario si otterrà un bel corto-circuito.
Non avendo trovato un rimpiazzo di pari capacità, l'ho sostituito con un moderno condensatore elettrolitico in poliestere da 1µ Farad.
La differenza è minima e quindi praticamente non cambia nulla.


Nuovo condensatore , costo circa 5 euro. La vite è solamente necessaria per ancorarlo da qualche parte.

Un piccolo problema è sorto durante il rimpiazzo; nella zona di origine il nuovo condensatore essendo più grande mi ha creato problemi di ingombro, schiacciando altri componenti caldi del circuito e sfiorando pericolosamente altri contatti non troppo bene isolati.

Condensatore in posizione originale. No buono.

Ho dovuto trovare un'altra sistemazione.

Per sicurezza avevo isolato gli altri due terminali del ponte e nastrando  i fast appena connessi.
Con un seghetto a mano ho ricavato una fessura in una zona morta del fondo del processatore, nella quale far passare i cavi.  Successivamente ho riposto il condensatore all'interno di questa area e per non farlo muovere l'ho fissato alla plastica con del nastro di gomma adesiva, togliendo le fascette ormai inutili.


Et voilà. Sembra fatta apposta, speriamo tenga.
Ho rimontato il coperchio e rimesso in tensione il processatore, anche perchè non ho visto altri tipi di elementi danneggiati o potenzialmente "esplosivi".

Questo è tutto, la riparazione non mi ha portato via più di un'ora di lavoro e il processatore è nuovamente  ok.




mercoledì 18 gennaio 2012

Formato 8x10! (Polaroid 8x10 instant films)

Amo la fotografia e mi piace pensare in grande.
Anche in formato Polaroid.

La macchina.
Attualmente è uno dei modi più dispendiosi ed elaborati per prendere un'istantanea, vuoi per l'estrema rarità delle pellicole piane, vuoi per l'uso dell'attrezzatura grande formato, che per ovvie ragioni non è proprio consumer-friendly.
A parte le rare macchine Polaroid & Co. 20x24 e la follia chiamata Moby C 40x106 (si parla sempre in pollici),  il formato 8x10 è quello più umanamente avvicinabile se si vuole esagerare.
Per impressionare  lastre di tali dimensioni occorre una fotocamera altrettanto grande; la scelta può cadere su una Pinhole (stenopeica), una folding, oppure un più ingombrante e classico banco ottico.
Veniamo al dunque.
Nel caso qualcuno non la conoscesse, vorrei fare una piccola introduzione alla fotocamera che mi permette di sognare e di raccontare il grande formato Polaroid; l'ammiraglia del sol levante.
La madre di tutte le Toyo, la 810G.

Di fronte, Sakai Special camera ringrazia.

Al retro, con protezione di fabbrica del vetro smerigliato.


Estesa con soffietto standard  e paraluce aperto.
Compattata con paraluce chiuso.

E' una autentica corazzata, costruita interamente in alluminio ma nonostante la mole (intorno ai 10kg, ottica e accessori compresi) è discretamente portatile e molto facile da adoperare.
I vari componenti del banco ottico, si possono disassemblare facilmente  e i comandi razionali (sia macro che micrometrici) delle standarde e della rotaia sono ergonomici, molto intuitivi e soprattutto precisi.

Macro-micro regolazioni di fuoco e shift sulla standarda anteriore.

I giapponesi sanno il fatto loro e io adoro questo brand.
Alcune attenzioni si devono dedicare al possibile logorio dei distanziali in teflon delle cremagliere di messa fuoco e di quelli nei morsetti interni delle standarde che afferrano la rotaia.
Per non compromettere la stabilità della fotocamera, vanno sostituiti se danneggiati.
Inoltre, come sempre, il soffietto deve essere trattato con grande cura ed è assolutamente  indispensabile una valida protezione per il grande vetro smerigliato.
Essendo un sistema modulare, si può configurare il banco ottico negli altri due formati inferiori 5x7-4x5, cambiando solo le standarde posteriori (compresi i vari dorsi riduttori) e il soffietto, che può essere grandangolare, standard, oppure lungo; quindi, si possono usare le lastre piane dei formati inferiori, sfruttando creativamente la potenza coprente delle ottiche e  gli estremi movimenti concessi dalle standarde.


Si metta di tre quarti prego.

Rimossa la  protezione posteriore, non c'è display digitale che tenga;

Lcd? No grazie
Vedere un'immagine così grande è assolutamente fantastico e le dimensioni dell'area visualizzata aiutano enormemente la composizione, oltre che invitare alla meditazione.


Il Processatore.
Per lavorare in questo mitico formato Polaroid, occorre disporre di un elemento extra, non più in produzione e ormai difficile da trovare in buono stato, l'attualmente raro processatore motorizzato Polaroid 8x10.

  Polaroid processor 81-22.
Senza di esso, sviluppare una istantanea a strappo di quelle dimensioni è impossibile, se non con un ancor più raro sviluppatore manuale Calumet, la cui affidabilità, a detta degli utilizzatori, è paragonabile a quella di lanciatore di granate afflitto da gomito del tennista. E che prezzi ora.
Io comunque non l'ho mai provato e non posso esprimere alcun giudizio.  
La vera comodità del Calumet sarebbe la trasportabilità del sistema, che semplifica la vita a chi vuole muoversi in esterni con l'8x10.
Il processatore motorizzato, ha il compito di  unire in modo preciso e soprattutto a velocità costante, il positivo con il negativo e spremere correttamente i pod  attraverso due grandi rulli.
Tali cilindri metallici, si trovano sotto un pannello e possono essere facilmente rimossi e puliti:


Levette metalliche di sgancio blocco rulli, una per lato.

Sgancio. Per facilitare l'operazione si può spostare il pannello nero dietro ai rulli.

Rulli pronti per l'ispezione.

In caso di necessità, una manovella da inserire lateralmente a sinistra del processatore, rende possibile l'uso del processatore in manuale, (come il Calumet), ma non tutte le versioni della macchina offrono questo optional.

Le Pellicole.
Accaparrarsi le rarissime lastre piane Polaroid 8x10, non è un impresa facile.
La serie 800 comprende le seguenti tipologie di film:
803 (bianco e nero-800 iso), 804 (pancromatiche Pro, bianco e nero-100 iso), 811 (bianco e nero, 200-iso) , 879 (colore, 100-iso) 809 (Polacolor ER, colore-80 iso), 808 (le vecchie a colore -iso 80), 891 (colore-80 iso e produce simil diapositive) e le misteriose mai viste TPX (ortocromatiche, traslucide, film radiografico-iso, non pervenuti [type3000x?-iso 3000?]). Queste ultime venivano esposte su cassette speciali Polaroid 85-6 or 85-7 e potevano essere sviluppate sia da un processatore motorizzato 85-12, sia con un processatore manuale.
Attualmente, si riescono a trovare solo le prime tre, colpi di fortuna permettendo.
Risultati fantastici si possono ottenere combinando i negativi a colore con i positivi bianco e nero (esempio 809x804).
La tecnica si chiama "cross-tone" e produce stampe con bellissime tonalità sepia-chocolate; una vera sciccheria che non posso tentare, siccome non dispongo attualmente di pellicole bianco e nero.
Nonostante io abbia tendenze suicide, non ho mai pensato di comprare pellicole a prezzi vergognosi (con i quali si potrebbe prenotare un volo con soggiorno a NewYork) con l'alta probabilità di ritrovarmi con materiale eccessivamente difettoso, quindi ho atteso pazientemente una buona occasione.
Un occasione a colori, che dal deposito delle poste mi hanno segnalato come pacco voluminoso in giacenza.
E colore fu.

バンザイ! 669 Vs 809, giusto per dare un'idea delle dimensioni.

Fortunatamente, al momento dell'apertura le confezioni di 809, molto scadute, erano ottimamente sigillate e ben tenute.
Per chi non lo sapesse, le lastre negative sono separate da quelle positive (contenenti i pod per lo sviluppo) e sistemate in  due vassoi distinti.


Quindi negativi a sinistra e quindici positivi a destra.

I negativi, protetti da un volet di cartoncino composto da due parti, si caricano in un apposito film holder Polaroid, ad apertura a libro, tramite due pulsanti blu sul retro:

I due pulsanti blu si devono premere contemporaneamente.
Nota: il precedente film holder, tipo 81-05, è costruito in modo differente; non necessita del vassoio di caricamento inferiore. Ho letto su vari forum che dava problemi, quindi  la versione -06 dovrebbe essere quella definitiva.
Per caricare lo chassis, si fa scivolare il negativo in lungo, sul lato opposto a quello contenente la dark slide:

Il negativo deve essere assolutamente parallelo alle due guide blu ai lati. 
Vicino all'apertura per la dark slide, occorre tenere ben puliti da polvere e schifezze varie le due strisce di tessuto vellutato che hanno la funzione di agevolare l'uscita della pellicola.

Pulire, grazie.

Con la dark slide posizionata a destra, volgendo lo sguardo sul lato opposto è visibile una linguetta di plastica arancione piegata all'insù.
Essa deve scivolare sotto il volet in testa al negativo, una volta che quest'ultimo è in posizione:

Linguetta aggancia volet.


Vista da sotto, con il volet superiore (cappuccio) agganciato alla linguetta.

Occhio ad agganciare bene la protezione.
Chiudendo l'holder supino, lato darkslide, deve spuntare il volet inferiore con le tre frecce in evidenza.
Questa è la parte da afferrare per l'estrazione.

Chassis rovesciato e volet pronto per essere estratto.

Per questa operazione è consigliato tenere perpendicolare l'holder e sfilare in modo preciso il cartoncino:

Per facilitare l'estrazione è meglio tenere ben fermo lo chassis.

A questo punto, si è pronti per prendere l'esposizione.
Nel frattempo si prepara il processatore incastrando il vassoio (loading tray) e aprendo il cassetto posteriore:

Polaroid Loading tray 81-09.

Inserendo il vassoio, si udisce un click di incastro avvenuto. E' buona regola non forzare lateralmente il vassoio; se si è maldestri le guide terminali  del vassoio possono rompersi.

Processatore configurato e pronto all'uso. Sulla sinistra si trova il timer, impostabile in minuti e secondi mentre sulla destra ha sede il pulsante bianco di avvio.
Appena pronti, si carica nel vassoio la lastra positiva faccia in sù, con i pod al di sotto del labbro metallico; si inserisce la lastra finchè non si incontra un certa resistenza:

Occhio a non schiacciare i pod con le dita. 

Buona abitudine è caricare il positivo appena prima dello sviluppo e magari rimuovere eventuale polvere dalla superficie con una pompetta ad aria.
A operazione compiuta, si fà scivolare il film holder (con dentro il negativo esposto) sopra il vassoio, finchè non si arriva a fondo corsa.

Pronto per lo sviluppo.

E' più facile a farsi che a dirsi, ma bisogna essere precisi durante l'operazione di caricamento, pena uno sviluppo incompleto dell'istantanea  e l'innesco di inceppamenti delle lastre.
Non resta che settare il timer e  premere per più di un secondo il tasto di avvio.
Il motore gira rumorosamente e sputa l'istantanea nel cassetto posteriore.
Il timer segnala con un sonoro Beep, il tempo di sviluppo e si può prendere la pellicola .

Il toast è pronto.

Questa è la procedura.


Ottica e supporti.
Non avrebbe senso disporre di una fotocamera così grande e pesante senza la presenza di  uno stativo altrettanto imponente e stabile. Un cavalletto da studio è la scelta migliore, anche se per gli spostamenti in esterni, non è il massimo. Per chi se li può permettere, treppiedi in carbonio e in legno sono un'ottima scelta.
Un sostegno adeguato permette di smorzare efficacemente le vibrazioni causate dagli enormi otturatori, a cui sono avvitate le ottiche di lunga focale.
Tali vibrazioni si ripercuotono inevitabilmente sul piano pellicola e devono essere evitate. Pena un macro-mosso.

Le dimensioni contano tra i fratelli Rodenstock: 0.5kg (210mm su Copal 1) contro 1.5kg (360mm su Copal 3).

L'ottica che sono abituato a usare nei vari formati è il normale 50mm, che in formato 8x10 si traduce in un pesante e voluminoso 360mm. Paragonato a ottiche di focale minore è un discreto bestione.
Nota: un paraluce a soffietto è un valido investimento, sia per poter montare filtri in gelatina (meno costosi dei filtri in vetro da 105mm) che per proteggere efficacemente l'ottica da riflessi indesiderati.



Toyo Compendium hood a soffietto. 


Un 360mm con il suo otturatore avvitato alla piastra porta ottica, viene a pesare circa 1.6kg; tenendo presente il peso della standarda posteriore e che per un ritratto a mezzo busto occorre estendere il soffietto standard per circa 50cm (quasi 70 cm al massimo per i close up), ci si ritrova con un bel ingombro, che si deve correttamente bilanciare sullo stativo.
A circa 30 euro a scatto (prezzo corrente su ebay e in alcuni shop on-line), sbagliare equivale ad andare affamati al ristorante, sedersi, ordinare e buttare per terra il piatto più costoso, alzarsi in un silenzio di tomba, pagare il conto e dire al cameriere:" complimenti, magari era buonissimo, arrivederci!".
Comunque, fotografando in interni, dopo aver armato l'otturatore basta aspettare alcuni secondi affinchè il banco non ondeggi più.
In esterni, le complicazioni aumentano, vedi imprevisti vari, terreno instabile, maledetti curiosi e il vento.

Esposizione.
Studiare lo scatto è ormai diventata una abitudine.
Queste pellicole sono davvero rare e non si deve sprecare nulla.
Nonostante abbia poco tempo e spazio a disposizione ho ideato velocemente un piccolo set, ispirato vagamente alle pubblicità anni sessanta e  dalla passione culinaria di Silvia, che sotto costanti suppliche del sottoscritto, si è prestata ancora una volta come modella.
Mi sono molto divertito a preparare il set, lo ammetto, ma al tempo stesso ero molto ansioso pensando alla data di scadenza delle lastre.
Ero pronto al peggio.
Tutto pronto, tre, due, uno Flak! (che non è un Clik).
Dopo lo scatto ho portato una coperta termica a Silvia e ho dopo aver estratto lo chassis, ho immediatamente caricato il positivo nel vassoio del processatore.
Ho aperto il cassetto posteriore e presa la pellicola sviluppata, ho separato i lembi:

Polaroid 809. La mia Silvia ama cucinare e io sono molto felice...e Kitchen Aid® mi dovrebbe ringraziare!  

Oh yeah! Chic and Funny.
La stampa per fortuna si è sviluppata correttamente e nonostante i difetti dovuti al deperimento delle chimiche, il positivo mi piace molto; colori vellutati e grana invisibile.
E' un supporto incredibile, anche dopo otto anni dalla data di  scadenza; sempre per chi ama le imperfezioni e insegue velleità artistiche.
In assenza di un lampeggiatore adeguato, magari uno stop in meno non avrebbe guastato, ma temevo il mosso e un filtro di conversione per la luce in tungsteno, avrebbe sicuramente giovato a bilanciare la dominante.
Ma non importa, mi piace molto ugualmente.

L'8x10 da grandi soddisfazioni e per un attimo mi sono dimenticato della fatica fatta per giungere a questo risultato unico e irripetibile.
Diverse lastre attendono di essere esposte al più presto e non vedo l'ora di muovere l'attrezzatura in esterni, dove sicuramente faticherò, ma vera fatica non sarà!
Sarà solo un "grande" piacere.

Nell'attesa che Impossible Project si lanci nella produzione delle pellicole istantanee 8x10 integrali, la mia domanda è:"Sarà la nuova maxi Impossible una degna sostituta del glorioso formato?".
Tale pellicola sperimentale è stata ben sfruttata da un grande artista italiano, M.G e i lavori pubblicati, nel caso una serie di ritratti di personaggi celebri, sono davvero molto affascinanti.
Mi hanno davvero colpito al cuore.

Appassionati del grande formato istantaneo, teniamo le dita incrociate...


Aggiunta del 9 Febbraio: non posso non aggiungere la seconda lastra esposta qualche giorno fà, mi ha dato troppa soddisfazione.
Un calcolo più attento dell'esposizione, necessario per calcolare perdite di luce dovute al grande tiraggio del soffietto e una diversa illuminazione, mi ha regalato uno scatto indimenticabile.
Forse la migliore Polaroid che abbia mai sviluppato, senza ombra di dubbio...

Polaroid 809. "Care #3".


Un'altro esempio impressionante della qualità dell'emulsione, dettagli e tonalità incredibili:



Un'altro set mi sta aspettando.