didascalia

Fading into the White #2, Polaroid 55

lunedì 23 maggio 2011

Istantanee 4x5! (4x5 instant films)

Era da qualche tempo, che meditavo l'acquisto di una fotocamera speciale.
Premetto che non ho mai posseduto una macchina fotografica completamente meccanica, soprattutto analogica e ciò mi ha sempre fatto sentire, a mio modo, un fotografo di serie B, quindi, stufo di essere tormentato dal mio alter-ego, ho fatto una pazzia.

Fotografando in  digitale, pur lavorando in manuale, sono sempre stato viziato da esposimetri e piccoli automatismi,  senza dubbio molto utili, ma che spesso non mi hanno dato l'opportunità di imparare meglio alcune basi, che ancora oggi dovrei sapere, come ogni buon fotografo che si rispetti.
Le mie amate folding Polaroid, pur concedendomi alcune libertà sono comunque automatiche; mi danno grandissime soddisfazioni, ma sento il bisogno di un controllo maggiore su ciò che intendo fotografare, pena la perdita del comodo"point & shoot".
Usando pellicole istantanee, la scelta, purtroppo, è caduta tra poche fotocamere professionali; sono ancora molto ricercate e difficili da trovare, se funzionanti costano care e quelle rare raggiungono prezzi da capogiro, almeno per le mie tasche.
Dopo qualche mese di ricerche inconcludenti, mi sono chiesto se indubbiamente, sarebbe stata una buona idea provare con il 4x5, il fratello minore dei grandi formati.
Silvia:"...cioè, ancora un'altro tipo? Non ci capisco più niente!"
Infatti, non ci ho quasi mai capito niente pure io; potevo puntare su questo, essendo il  grande formato ricco di complicazioni e difficoltà, in grado di scoraggiare i meno convinti, magari avrei avuto più possibilità nella ricerca della fotocamera e i prezzi sarebbero stati più competitivi.
Purtroppo trovare una 4x5 in Italia, magari vicino a casa, in ottime condizioni, non sarebbe stato facile.
Nel giro di qualche giorno, sempre più con la testa sotto la sabbia ancor prima di metterla sotto a una tendina, ho assorbito le nozioni necessarie per capire il grande formato e ho realizzato che questo modo di fotografare, complicato e lento, poteva fare al caso mio; in realtà ne sono sempre stato attratto.
Sfogliando i miei libri di fotografia, sono sempre stato affascinato dalle magnifiche immagini prodotte
da queste fotocamere e ho sempre invidiato chi, da Ansel Adams fino all'ultimo sfigato, si ponesse dietro a un vetro smerigliato.
Come ulteriore spinta, due confezioni di Polaroid T-55, ricoverate nel mio frigorifero e scadute nel novantotto, chiedevano da anni soddisfazione; in effetti queste pellicole sono una rarità ed essendo una vera leccornia per un goloso di fotografia, ci ho sempre buttato un occhio con un pò di rassegnazione, in quanto immaginavo andassero sicuramente sprecate.
In mezzo a mille pensieri e progetti, finalmente, tra i vari annunci, ho trovato l'inserzione che stavo aspettando, ho colto il prima possibile la palla al balzo e in casa Papaya è entrata una fantastica, nipponica Toyo 45AII-(L)*!

こんにちは、私はあなたの新しい大型カメラだ!
私はあなたの新しい病気を、お楽しみだ!

Se non hai paura di questa potenza...fatti avanti!

La Toyo  ripiegata sembra un carro-armato, a fianco la Match Patrol di Daitarn 3.  scala 1:1
La Toyo 45AII è una field camera, precisamente è un piccolo banco ottico portatile ma potrebbe anche essere definita come macchina da reportage sul campo o "press camera".
Le fotocamere "field" sono capaci di movimenti di solito consentiti alle più grandi e pesanti macchine da studio, anche se con alcune limitazioni.
Tali movimenti, permettono il fuoco selettivo, il controllo della prospettiva e il decentramento degli oggetti, la variazione del piano di messa a fuoco con la conseguente variazione della profondità di campo reale; caratteristiche che posso rendere una fotografia davvero unica.
Giusto per chi non si accontenta.
Maneggiandola sul bancone, mi sono accorto subito delle proprie doti di intrinseca robustezza (ci scommetto che ama i tipi decisi) e di ottima  compattezza.
Per quanto riguarda l'ottica, non avendo molti soldi a disposizione, ho acquistato senza pensarci troppo, un  obbiettivo Schneider-Kreuznach Symmar 180mm F:5.6 (convertible) montato su un otturatore Compur, marchiato Linhof (della serie ce l'ho firmato); è un ottica, oserei dire vintage, semplice ma molto dignitosa. Il tutto ancorato saldamente a una piastra portaottica compatibile Linhof, [ *da qui la dicitura L sul tipo di modello di fotocamera].
Gratificante alla vista, spero abbia una anche buona resa tra le mie mani.


L'ottica Schenider è made in Germany, ma i colori sono tutti Italiani!

Completano il gruppo, un costoso, ma necessario, filtro B+W UV e un parasole abbinato, tre dorsi Polaroid porta pellicole, un dorso Fuji "Quickload" e un cavo scatto gentilmente in omaggio.
Dovevo solo preparare la macchina installando gli stop, per la messa a fuoco infinita dell'ottica*, purtroppo, ho dovuto studiare e ritradurre in italiano la procedura, perchè quella in inglese, nella brochure originale è davvero poco comprensibile.
Per il settaggio degli stop, si leggono frasi del tipo: "riporre anteriormente all'anteriore, la standarta anteriore, indietro!", probabilmente il traduttore era gonfio di Sakè.
Terminato il settaggio della fotocamera, appena ho potuto, sono andato finalmente a provarla, senza pellicole, cavalletto in spalla, giusto per prendere un pò di confidenza.
Appena uscito di casa,  mi sono subito reso conto che, per evitare di stendere qualcuno per strada con l'attrezzatura, avrei dovuto organizzarmi un pò meglio in futuro.
Comunque, raggiunto il posto dove di solito provo le mie diavolerie, ho montato la macchina e ho cominciato ad approcciarmi  alla straniera:


Toyo Toy!

Durante la preparazione mi sono sentito letteralmente impacciato, goffo e continuavo a guardarmi intorno per vedere se qualcuno rideva di me; qualcuno c'era in effetti.
Avete presente, essere alla prima lezione di un corso di ballo, con una sconosciuta?
Eseguiti alcuni passi base di tango argentino con la giapponese, lentamente ho imparato i vari  sculettamenti, ops! scusate basculaggi, sollevamenti, inclinazioni e rotazioni del corpo macchina ma anche del sottoscritto.
Un gran giramento di testa, anche per il fatto che l'immagine sul vetro è naturalmente capovolta e con i lati rovesciati.


Dietro il  vetro smerigliato, il mondo capovolto

Un'ottima caratteristica della Toyo è la presenza del Revolving Back, ovvero il visore ruotabile, dove ha sede il vetro smerigliato, che permette di ruotare l'immagine dalla posizione orizzontale  a quella verticale  in un secondo, senza bisogno di rimuovere il blocco posteriore dal corpo macchina.
I vari dorsi accettati, si infilano tra il corpo macchina e il revolving back, sbloccando una leva di metallo che allontana quest'ultimo dal piano della pellicola, per far spazio al film.
Nota: I dorsi Fuji PA-45 e Polaroid  550, essendo più spessi, rispetto ai dorsi Fuji Quickload e Polaroid 545 o ai normali chassis portapellicole, necessitano di più spazio, quindi occorre forzare un po' di più le molle del revolving back, che comunque digeriscono bene lo stretching.

Ho stilato una sorta di procedura, per cercare di evitare al massimo errori che potrebbero farmi buttare via pellicole preziose:
1) posizionarsi: montare il cavalletto e bloccare la giapponese, o invertire i verbi, per i più smaliziati.
2) dispiegare la macchina: ricordarsi di bloccare tutti i movimenti delle piastre in posizione neutra, occhio al colpo della strega.
3) si installa la piastra con l'ottica montata (assicurarsi che i serraggi alla piastra non siano allentati) e collegare il cavo scatto.
4) aprire il diaframma alla massima apertura, portare l'otturatore in posizione T e armarlo; azionare il cavo scatto.
5) aprire il cappuccio del vetro smerigliato e comporre l'immagine.
6) prendere l'esposizione come si può; non essendo dotato di un vero esposimetro, calcolo l'esposizione grazie a una tabella di riferimento cartacea, dopodichè, sfrutto l'esposimentro integrato nella mia reflex digitale per controllare eventuali errori.
Magari faccio un anteprima sul monitor della digitale. 
(faccio esattamente l'opposto di quello che di solito si fà tradizionalmente).
7) sbloccare il cavo di scatto e premerlo nuovamente per CHIUDERE L'OTTURATORE, sbloccarlo dalla posizione T, scegliere i tempi di esposizione e i diaframmi.
8) inserire il dorso, caricare la pellicola, METTERE LA DARK SLIDE.
9) non ci sono più scuse, caricare l'otturatore, TOGLIERE LA DARK SLIDE e scattare.
10) azionare il timer, sviluppare e pregare.
11) ricordarsi di INFILARE NUOVAMENTE LA DARK-SLIDE!(* vedi singhiozzo più avanti)

A questo punto, mancavano solo i film istantanei 4x5 che possono essere di tre tipi; Polaroid a lastra singola (type 52, 55, 79 etc)  e in caricatori da dieci (type 554/579 etc) purtroppo entrambi non più in produzione (ancora in circolazione se non sul web o in qualche scorta di magazzino),  oppure pellicole Fuji, impacchettate in caricatori da dieci, ancora in produzione e decisamente poco economiche da importare.
Meno male che c'è Master Card.
Le Polaroid 4x5 piane, hanno bisogno in un dorso Polaroid tipo 545, mentre le Fuji 4x5 caricate in pack-film, di un dorso  Fuji PA-45, oppure di un dorso Polaroid tipo 550:


Dorso Polaroid 550
entrambi i dorsi sono muniti di dark slide, per proteggere i film, durante la rimozione dalla fotocamera.


Dorso caricato e dark slide inserita.
In alternativa, possedendo un dorso Polaroid 405  si possono usare le pellicole Polaroid type 100 e le Fuji FP "tipo 100"; in questo caso è necessario disporre di  una mascherina riducente (Polaroid® Framing Template ) per il vetro smerigliato, che di per sé mostra solo la riduzione per le pellicole 6x9 e 6x7.
Fantastico.
Ormai era tutto pronto.
Approfittando di una bella giornata, ho accompagnato mio papà a pescare e ho subito portato con me l'attrezzatura, per un collaudo sul campo, visto che il posto dove siamo soliti andare è davvero stupendo.
Avevo già in testa la fotografia, speravo di iniziare alla grande.
Ho caricato il dorso con le Fuji, in quanto per le più rare T-55 avevo in mente una destinazione più nobile.
Come al solito, qualcosa è andato subito storto, ma ciò rientra perfettamente nel mio karma.
Per dirla tutta, dopo circa quindici minuti di settaggi, calcolo esposizione e quant'altro, mentre mio papà dava due cannate, le prime quattro preziose pellicole sono andate a farsi esporre!
Totale alla cassa, venti euro..."ha la tessera?"
Prima di capire dove fosse il problema, ho bruciato maldestramente anche la quinta pellicola, dimenticando di inserire la dark slide(*), dopo l'ultimo apri-chiudi disperato del dorso.
Singhiozzo.
Sconsolato, per non fare altri danni, ho riposto la Toyo nello zaino e ho preso la Polaroid due e mezzo, giusto per tirami su il morale.
Tornando verso la macchina ho immortalato l'umore di mio padre, che nel frattempo non aveva ancora visto un'ombra di un pesce.


Il principe delle trote (il soprannome è reale).

Dopo qualche ora,  grazie a Dio, una  sfortunata trota finiva nella cacciatora di mio padre e io alla fine della giornata, mettevo fortunatamente in tasca una delle foto più originali che ho di lui.
La sera stessa, ho risolto l'equazione 4x5=0 in questo modo; durante la precedente pulizia del dorso Polaroid, forse a causa della poca dimestichezza con l'apparato, non mi ero accorto della rottura di due dentini di plastica bianca, la cui funzione è di tenere uniti i due rulli al loro telaietto in metallo.
Chi me l'ha venduto in queste condizioni, non è più mio amico.
In pratica, inserendo il dorso carico nella fotocamera, un colpetto decisivo è stato fatale per il corretto posizionamento dei rulli e per quattro volte ho estratto le pellicole senza che queste, insieme all'emulsione, passassero correttamente tra i cilindri processatori.
Armato di buona volontà e resina epossidica, ho ricostruito come meglio ho potuto i pezzi plastica mancanti e ad asciugatura ultimata, ho testato  il dorso.
La riparazione ha tenuto e  ho potuto estrarre senza intoppi la mia prima 4x5, che si è sviluppata perfettamente...peccato per il soggetto e per la luce al tungsteno, non adatta a questo tipo di pellicola.

La prima ufficiale Papaya 4x5

Dopo un necessario giorno di riposo, il pomeriggio seguente mi sono diretto con la mia assistente preferita, verso un posto bellissimo presso le cinque terre, a cui siamo un pò affezionati e abbiamo aspettato pazientemente la luce giusta per un unico, decisivo scatto.
Arrivati sul posto, ci siamo posizionati e mentre una nuvola di insetti stava divorando Silvia, ho preso velocemente questa foto, in quanto la luce del sole stava calando rapidamente.
Flick!
Al momento della separazione dal negativo, mi è spuntato un bel sorriso.


La pineta, un anno dopo

Non ho corretto prospettiva e cose del genere, ho solo messo a fuoco l'erba illuminata tra i due alberi in primo piano e ho preso uno scatto semplice, solo per l'ansia di vedere il colore della pellicola e capirne il proprio rendimento.
Non è nulla di speciale, lo ammetto, ma come primo scatto "sul campo", sono molto soddisfatto!
I colori della scansione e la risoluzione  (adopero un modesto scanner), non rendono giustizia alla stampa originale, che è incredibilmente definita e ha restituito con fedeltà i colori che volevo ottenere.
Appena avrò tempo mi dedicherò al possibile recupero del negativo, che ho conservato appositamente per lo scopo.
Che divertimento dietro al vetro smerigliato, che bello stare con Silvia sotto la tendina, tutto un altro modo di fotografare.
Non vedo l'ora di rimettermi a testa in giù.
Chissà che ne penserebbe Ansel, del mio inizio.
"Il grande formato? Và un casino quest'anno!".




p.s. alcuni esempi di Fuji 4x5 a questo indirizzo sul sito Polanoid/papayaspoint:
http://polanoid.net/pix/23440/POLA_23440_13143052691_xln.jpg
http://polanoid.net/pix/23440/POLA_23440_13148327761_xln.jpg
http://polanoid.net/pix/23440/POLA_23440_13126677961_xln.jpg
http://polanoid.net/pix/23440/POLA_23440_13127188091_xln.jpg

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