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Fading into the White #2, Polaroid 55

venerdì 11 febbraio 2011

Peeling & Lifting difficoltosi #1

Sfruttando lo stato transitorio-eccitato dei miei neuroni ed affascinato dalle possibilità creative offerte dalle pellicole istantanee, mi sono subito applicato nell'esercizio di due tecniche conosciute agli  amanti della Polaroid: il trasferimento di emulsione (lifting) e la spelatura (peeling), con le pellicole Impossible Project. 
A parte il mio primo tentativo, riuscito alla perfezione (vedi fortuna del principiante), ho buttato via tempo e materiale prima di svilupparmi una metodica corretta e ottenere qualche risultato presentabile.
Il procedimento è articolato in sequenza e le mosse manipolatorie devono essere concluse in breve tempo, soprattutto se aspettate la fidanzata per cena.


NOTA BENE: per le pellicole Impossible Project  monocromatiche PX100, ho imparato ad agire entro la prima mezz'ora seguente lo sviluppo, in quanto l'emulsione bianca sottostante il positivo, asciugandosi, incolla quasi sempre e in modo disomogeneo quest'ultimo, provocando una serie ostacoli difficilmente aggirabili, sia procedendo con il  peeling, sia proseguendo con il lifting.


E' il caso che descrivo ora, recuperando una istantanea sovraesposta poco utilizzabile.
Scelto uno scatto con pellicola PX100 e vecchio di due giorni, preparo un ripiano di teflon su cui adagiarlo:


Iniziando dal lato posteriore, rimuovo, con un bisturi da laboratorio, il frame protettivo l'immagine.



Sollevati i lati, rimuovo il bordo superiore.


Rimuovo la protezione anteriore.


Stacco il bordo inferiore.


L'intera protezione viene via facilmente e rimane lo strato in Mylar trasparente con l'immagine in bella vista, circondata da una piacevole cornice chimica la cui vista mi gratifica assai.




Consiglio l'uso dei guanti da laboratorio in quanto la pasta bianca, racchiusa nelle parti rimosse e rimasta sui bordi dell l'immagine, è caustica e tossica.
A questo punto, arrivando ad un bivio e vedendomi allo specchio penso: pratico un peeling oppure eseguo un lifling?
Questione di feeling e opto per l'ultimo.
Rifilo  la fotografia dove le parti della pellicola sono sigillate dal collante, ciò mi aiuterà in seguito a sollevare il Mylar protettivo da sopra l'emusione, specialmente se lo scatto non è fresco.


Preparo il seguente necessaire per il trasferimento:
1) due pirofile grandi in pirex, quelle per cucinare le lasagne, per intendersi.
2) due brocche graduate da circa un litro.
3) termometro (salva-dita) a scala celsius per alte temperature, almeno cento gradi.
4) pennelli da pittura morbidi e duri, di varie forme e dimensioni (una manna per i più maliziosi).
5) guanti da laboratorio
6) due piccoli rulli da bricolage, uno morbido in gommapiuma e uno duro (per un altro tipo di trasferimento di cui parlerò in seguito)
7) supporti su cui trasferire il positivo


Scaldo mezzo litro l'acqua fino ad una temperatura di settanta gradi, successivamente riversando l'acqua nella pirofila,  la temperatura si assesta intorno ai cinquantacinque-sessanta gradi (ad alcuni piace tiepido, intorno ai quaranta) ed affogo la pellicola. 


Metto la pellicola supina e con i pennelli rimuovo le parti di emulsione bianca visibili.


Dopo circa un minuto, con un notaio a fianco, procedo alla separazione del positivo dal mylar...un momento delicato per tutti.  Agisco con delicatezza e decisione.


Se tutto va bene, la colla sui bordi si stacca facilmente e con i pennelli inizio a separare il positivo dall'emulsione bianca.
Notare la colla opacizzata sul Mylar, sara' questa in seguito (vedi prossimo post) a causarmi molti problemi.


Spennello il positivo facendolo staccare dallo strato di emulsione bianca.


Mentre scosto il positivo, compare il negativo sottostante e comincio a pulirlo.


Al termine della rimozione esce un fantasmino fluttuante a cui sono adesi molti punti di emulsione bianca, praticamente impossibili da rimuovere.
Anche sul negativo sottostante, che in tutti i casi cerco di recuperare, la pasta bianca viene via con molta fatica e lascia macchie "a fungo" che deturpano il più delle volte la scansione in digitale.
Il negativo è decisamente inutilizzabile.






NOTA BENE: come ho scritto in precedenza, piu' gli scatti sono vecchi (ed asciutti) e piu' difficile è la separazione; ho provato con l'acqua riscaldata a diverse temperature ma non ho notato nessun giovamento.
Con scatti freschi invece, l'immagine viene via agevolmente e perfettamente pulita, così come il negativo.


Tornando al procedimento, afferro delicatamente l'emulsione positiva  con l'impugnatura del pennello e la immergo nell'acqua fredda contenuta nella seconda pirofila.
Il freddo, ho letto, dovrebbe stabilizzare la consistenza della membrana.


Una volta scelto il supporto (in questo caso, un foglio di carta per acquarello), immergo il medesimo vicino all'emulsione e con il pennello la stendo sulla base. 


Soddisfatto della centratura, faccio riemergere il foglio con molta attenzione per non far collassare l'emulsione su se stessa. Ora inizia la parte che più mi diverte!
Con i vari pennelli, aiutandomi anche con una plasticosa pipetta da irrigazione, stendo l'emulsione come più mi piace: posso bucarla, tagliarla, romperla, separarla ed arricciarla, farla aderire perfettamente, tutto seguendo un pò di improvvisazione e senza discostarmi troppo dall'idea avuta in origine sull'uso finale della foto.






Finito il trasferimento, ripongo il tutto su un piano di carta assorbente e li rimarrà a disidratarsi fino a quando non sarà perfettamente asciutto.


NOTA BENE: sconsiglio una asciugatura rapida, tipo asciuga capelli, lampade alogene, termosifoni e lanciafiamme, in quanto l'innalzamento repentino della temperatura e la conseguente evaporazione piega in modo anomalo il supporto, a volte rovinandolo irreparabilmente.
Ho recuperato qualche lifting asciugato male utilizzando con destrezza il mio ferro da stiro (comprato dalla mamma), che essendo impolverato da tempo immemorabile, sta rivivendo una nuova vita. 






Questo è il risultato dopo circa un'ora di lavoro e un'asciugatura over-night, imprevisti compresi.  
Non è nulla di speciale, ma sempre meglio che buttarla nel cestino.  Sembra un dipinto scrostato, e questo grazie alle particelle bianche sottostanti che, in precedenza, non ne hanno voluto sapere di abbandonare la propria immagine. 
Peccato per il negativo rovinato, poteva uscirci un buon restauro proprio come per gli oggetti impressi nell'immagine, scattata  davanti al negozio di un restauratore.




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