didascalia

Still together #2 Lift, Polaroid 8x10" on watercolour paper

giovedì 11 aprile 2013

Colore Integrale 8x10 & Lift. Impossible PQ color 8x10 Beta (Shoot & Lift)

Finalmente una domenica di relax, adatta a realizzare due fotografie che avevo in mente con le nuove Impossible Project 8x10 PQ color.


Nuovo Volet. This side up.

Soddisfatto dalla tecnologia color-protection adottata dalle PX/PZ 70, ero curioso di testare e osservare le potenzialità della nuova emulsione 8x10, soprattutto con la sensibiltà aumentata a 400 ISO.
Ho rateizzato la pellicola come da manuale e  in base alle mie esperienze precedenti, ho cercato di ottimizzare illuminazione e distanze soggetto-luci continue, per capire come centrare la latitudine di posa del film, che è decisamente ristretta, circa 1/4 di stop.
In queste condizioni basta poco per sottoesporre o sovraesporre zone delicate quali le ombre e luci e siccome correggere una posa dopo quasi un ora è decisamente controproducente, avevo bisogno di un test preliminare.
Nel foglietto delle istruzioni, speravo di trovare allegate alcune caratteristiche fondamentali per una pellicola, quali curve di compensazione dell'esposizione relative all'effetto di reciprocità, variazioni ISO in base alla  temperatura colore e/o ambientale e l'uso di filtri di correzione cromatica, ma non ho trovato nulla di tutto ciò; purtroppo solo una spiegazione di massima sull'uso e conservazione del film, come per le PQ precedenti.
Gli utilizzatori Impossible devono evidentemente soffrire e la pellicola d'altra parte è sperimentale a nostre spese  ;)

Bando alle ciance, ecco il mio test.
Ho letteralmente accalappiato fidanzata con gatta e ho eseguito il test, ma ahimè, il primo sviluppo della PQ color, effettuato con il processatore Calumet è stato un disastro.
Già in partenza, avevo notato che il mylar trasparente del foglio positivo era molto morbido e fastidiosamente incurvato e nonostante le mie cure nella procedura di caricamento, inserendo lo chassis contenente il film esposto ho fatto una certa fatica per non piegare il positivo sottostante.
Successivamente, girando la manovella ho percepito una anomala resistenza dei rulli, indicativa probabili di noie in arrivo.
Dopo circa 5' ho verificato lo sviluppo della lastra processata e infatti mi sono accorto di uno strano percorso seguito dalla chimica sviluppatrice.
Dopo 45' il risultato era chiaramente evidente.


Lastra di prova esposimetrica (ok ma chiudere di 1/4 stop).
Sviluppo, No comment.


A circa 1/4 della lunghezza della lastra lo sviluppo era avvenuto in modo disomogeneo e parziale, dopodichè esso non era più presente.
E' probabile che al momento dell'unione tra i due fogli (sicuramente male accoppiati) la pasta sia uscita in modo anomalo, lasciando il negativo scoperto e spalmato difettivamente di chimica.
Infatti, verificando il Calumet, la maggior parte della pasta sviluppatrice era rimasta nella la zona anteriore ai rulli,  destinata alle unioni di fatto.
Salsa Puffa ovunque e mezz'ora di pulizia degli organi interni.
Riallestendo il set definitivo, ho pensato che forse l'errore sia stato del sottoscritto e  che il processatore manuale non abbia avuto nessuna colpa.
Comunque, tenendo presente la delicatezza del positivo, prono a qualche possibile inceppamento,  ho deciso che lo sviluppatore motorizzato avrebbe sicuramente lavorato meglio del mio braccio, sull' accoppiamento dei componenti PQ.

Nella seconda sessione infatti, le lastre hanno subito un sorte migliore e  nonostante qualche  zona imperfetta, lo sviluppo è avvenuto correttamente.


Un eternità d'attesa, ma c'è da dire una cosa; già dopo cinque minuti l'immagine si era formata parzialmente e mi è stato possibile controllare la lastra, verificando se la messa a fuoco selettiva  e l'esposizione fossero corrette.
Questa è una scorciatoia che permette di abbreviare i tempi tra una posa e l'altra, ma che presuppone il possesso una necessaria dimestichezza con le Impossible color-protection PX.
Ho ispezionato lo sviluppo a step di 5 minuti, sotto una lampada abbastanza forte e come si può notare, immagine in sviluppo non si è deteriorata.



In fase di sviluppo a circa 15 minuti.


Il tempo di sviluppo completo è di circa 45' a una temperatura compresa tra i 18-20°C.


Primo scatto (The casting series #4).
Un botta di luce allo sfondo non avrebbe guastato il contorno del capo.


Nota:  non ho riscaldato in nessun modo la lastra processata,  sia per capire la tonalità finale in relazione alla temperatura delle luci impiegate, sia per ottenere un tempo di sviluppo di riferimento.
Contento di questo risultato, ho nuovamente sfruttato il set e la pazienza di Silvia per comporre un'altro scatto:


Secondo scatto (The casting series #5).
Sfondo maggiormente illuminato, ma  notare come la carnagione sia venuta sovra-esposta rispetto alla foto precedente; nell'avvicinare il soggetto alla luce non ho compensato di 1/2 stop.

A processo ultimato, in entrambe le figure rimangono delle striature di sviluppo lungo l'immagine, ma sono praticamente assenti le bande associate ai rulli della sviluppatrice, che in precedenza avevo notato nelle PQ silver-shade beta.
Le striature non mi danno particolarmente fastidio, anche perchè mi ricordano quelle delle amate Polaroid scadute, ma è come sempre una questione di gusti.
Esaminando da vicino le fotografie, la definizione dei particolari è buona così come l'assenza di spot fastidiosi, soprattutto nelle zone scure dell'immagine, le quali ne escono con una caratteristica tonalità bluastra; le zone maggiormente illuminate invece riflettono una tonalità giallognola.
La pastosità dell'emulsione è unica, molto gradevole.
Per quanto riguarda la sorgente luminosa, in queste due pose ho impiegato luce fredda fluorescente, parzialmente  responsabile dei toni ottenuti; adottando un filtro di correzione cromatica al 360mm sicuramente i colori sarebbero stati maggiormente bilanciati, ma purtroppo non ho avuto il tempo.
Poco male comunque.
Dopo 24 e 48h, notando che i due fogli cominciavano a scollarsi, per evitare deterioramenti ho eseguito i lift delle fotografie.
La separazione positivo-negativo è avvenuta senza complicazioni, ma non ho ottenuto la trasparenza che ho ricavato in passato con le PQ silver-shade.
Di seguito alcune immagini dei due lift, cominciando da quello più fresco, dopo 24h:


Il retro dell'emulsione, dopo la separazione.

Il ritaglio del frame e dei pod sottostanti è fondamentale per una migliore manipolazione del film in acqua.





Per lo scollamento dell'immagine dal mylar trasparente, ho usato acqua riscaldata a 70°C, mentre per la rimozione dei residui dell'emulsione, ho impiegato acqua di rubinetto a circa 16°C.
Lo sbalzo termico caldo-freddo, rende il film più resistente alla fase di pulitura, ma tende ad arricciarlo soprattutto lungo i bordi.  Onde evitare incollamenti più o meno risolvibili, è meglio agire in fretta nella stesura dell'immagine per poi dedicarsi al resto con pazienza.
Per ogni positivo trasferito, ho impiegato circa un'ora e mezza per pulire completamente l'immagine dalla patina bianca della chimica.
Alcune fasi della pulitura:


Rimozione della chimica, dopo il dispiegamento dell'immagine.

La stesura sulla carta  è stata abbastanza agevole e meno complicato rispetto alle PQ silver shade, che ho trovato strutturalmente più delicate.
Come prevedevo, durante il  Lift l'immagine ha cambiato dimensioni, estendensosi a un 24 x 35cm; tale ingrandimento è dovuto alle varie operazioni di pulitura, che inevitabilmente "spalmano" l'emulsione.


Alcune lacerazioni sono spesso da attribuire a troppi colpi di pennello nella stessa area.


Il lift è avvenuto in modo uniforme, senza lacerazioni irrisolvibili e completamente adeso alle porosità della carta.
Ad asciugatura ultimata, ho spianato quest'ultima per il montaggio su cornice.


Assemblaggio con passpartout 30x40cm. La foto non rende giustizia!


Contento del risultato, il giorno dopo ho trasferito anche la prima fotografia, procedendo senza particolari intoppi e non rilevando differenze "meccaniche" tra le emulsioni a 24 e 48h.
Questa caratteristica è di grande aiuto, perchè permette di lavorare con calma dopo la sessione di scatto.



Per la rimozione, meglio partire dalle aree di maggior interesse.

I residui di pasta sviluppatrice sono andati via lentamente e senza particolari differenze rispetto al lift precedente. Meglio non ritardare troppo comunque.


In bacinella, prima della composizione definitiva,  di solito decido se sacrificare alcune porzioni di immagine, magari quelle in origine mal sviluppate.


Anche in questo caso, adesione perfetta dell'immagine e niente crepe fastidiose.


Trasferimento completato. Ringrazio Silvia per la sua grande pazienza.


Confrontando i Lift asciutti con l'immagine nativa, si può facilmente osservare una evidente perdita di contrasto delle immagini.
Questo effetto è dovuto alle fasi di pulitura e stesura del film sulla carta, operazioni che in un certa misura allargano i punti per linea della risoluzione dell'immagine, diminuendo inevitabilmente le densità dei livelli.
Tenendo presente l'effetto finale del trasferimento di solito tendo a progettare lo scatto in funzione della destinazione finale;  immagini contrastate e graficamente forti, una volta snaturate lavorano molto meglio di altre.





Incorniciate in Rovere e appese a fianco a un autoscatto celebrativo, prendono il loro spazio.


Non male come test.

Continuo a sostenere che il lift delle PQ sia la sorte migliore da destinare a questo tipo di pellicola.
L'immagine nativa è senza dubbio più bella, satura e incisa, ma il mylar 8x10 soprastante non riesce proprio a piacermi, tutto rigato e pieno di segni.
Se tollerabile nelle piccine PX/PZ non lo è in grande, dove tutto è maggiormente evidente.
Preferisco di gran lunga l'effetto materico sulla carta.
In ogni modo, spero che la casa riesca a riprogettare in modo più efficiente il "tapering" della cornice contenitiva; sporcarsi di pasta caustica non è sempre un piacere, soprattutto durante una sessione di scatto, perchè mantenere l'attrezzatura 8x10 pulita costa fatica e fa perdere molto tempo.


Pregi e difetti Impossible come al solito, ma personalmente mi basta riflettere su come abbia fotografato e soprattutto in che formato, per capire che un altro sogno è divenuto realtà...a colori.


My Hands Up for Impossible Project.


lunedì 1 aprile 2013

Piccole Impossible per il grande formato. (Impossible Project PX on a vintage Large Format Camera)



(1912-2012) Cento anni di attesa per uno strano connubio.

Da qualche mese mi chiedevo, visto la buona qualità raggiunta nel 2012 dalle Impossible Project PX color protection, se fosse stato possibile utilizzarle nel modo che più mi sarebbe piaciuto, ovvero  esponendole in manuale e per di più con una fotocamera davvero speciale.
Un banco ottico molto grande e soprattutto vecchio di un secolo.

Questo è il come.
In breve, la fotocamera usata per questa prova è una macchina da Atelier formato 10x12" costruita  a Rabenau, in bassa Sassonia, nei primi anni del novecento da un signore di nome Alfred Bruckner.
Doktor Papaya ha curato il faticoso restauro.


Frau Bruckner.
Una signora d'altri tempi da  trattare con i guanti,
 soprattutto usando  Nitrato d'argento.


Costruita interamente in Mogano e dotata di meccaniche vittoriane, questa macchina del tempo "coniuga l'ingombro di una petroliera e la manovrabilità di un pianoforte a coda Bosendorfer" (cit. Casalino)  ma è ancora meravigliosamente e ampiamente utilizzabile per produrre preferibilmente Ambrotipi, Tintotipi e qualsiasi cosa sia impressionabile con non poche difficoltà su lastre di grande formato.
Ciò che mi piace fare ultimamente.
Astenersi quindi perditempo e fighetti dell'ultimo minuto.
Per chi non ne avesse conoscenza, premetto che questo tipo di macchine, fin dalla seconda metà del XIX secolo erano spesso accoppiate a meravigliose ottiche, costruite con maestria dagli artigiani del tempo,  senza l'ausilio di computer o macchine a controllo numerico e con materiali di pregio: pesanti e performanti vetri Crown e Flint, in schemi ottici più o meno evoluti,  racchiusi da armature metalliche in  leghe di Ottone e/o Alluminio ricavati dal pieno.
La cura costruttiva era talmente elevata che ancora oggi, se conservati in buono stato, oltre a mantenere un incredibile fascino, sono ancora otticamente imbattibili per quanto riguarda un certo modo di fare fotografie.
A far compagnia alla Signora Bruckner,  un distinto austro-tedesco, dal cappotto nero e dall'occhio di ghiaccio, il Signor Voigtlander Brauschweig Heliar da 30cm di focale, con una apertura massima di 4.5.


Herr.Voight per gli amici.


Un'ottica leggendaria.

La fotocamera è stata opportunamente riadattata con un dorso posteriore per il caricamento di  chassis più moderni tipo Fidelity oppure Lisco.
Purtroppo non disponevo di un porta lastra in legno.
Nel mio caso il dorso riduttore per la macchina  è nel formato 5x7", le quali dimensioni mi hanno aiutato nella sistemazione delle pellicole PX, avendo più spazio ai lati.
Nulla vieta la sistemazione in chassis di formato inferiore 4x5" e quindi l'impiego in banchi ottici più compatti.


Calcolo delle dimensioni per la lastrina PX e centratura film.

Dopo aver calcolato la corrispondenza con il piano pellicola, essenziale per una corretta messa a fuoco, ho trovato il modo di sistemare il film.


Prove di sistemazione e un istantanea della camera 10x12"


Accessorio fondamentale è la dark-bag, una camera oscura portatile entro la quale svolgere tutte le operazioni di traslocamento pellicola, al riparo della luce.
Infilare una Impossible PX in  uno chassis da banco ottico non è stato proprio facile, soprattutto alla cieca, ma con la dovuta calma, ci sono riuscito senza troppi intoppi e l'operazione è durata una manciata di minuti in tutto.


La dark-bag e il film pack Impossible. La cover mi è stata di grande ispirazione.

Una volta estratto e caricato lo chassis ho settato la macchina, inquadrando un gruppetto di mele, cercando di comporre qualcosa di creativo.



La visione sullo schermo è come al solito appagante.



Il piccolo problema da risolvere era riuscire a sfruttare l'Heliar con tempi di esposizione "istantanei", in quanto è naturalmente sprovvisto di otturatore centrale.
Ho aggirato l'ostacolo usando un otturatore esterno a tendina avvolgibile,  restaurato dal sottoscritto, del tipo Thornthon-Pickard da 3" 1/2, con tempi d'utilizzo compresi tra 1/15 e 1/90 leggermente impreciso, ma usabile correttamente se caricato a 1/75 oppure 1/90, approssimabili a circa 1/40 di secondo.
Un vero gioiellino in mogano, da caricare a molla come una automobilina d'epoca.
In mancanza d'altro, solo un otturatore su piano focale (estremamente difficile da reperire e da adattare, anche se non impossibile) oppure un otturatore  pneumatico tipo Packard può venire in aiuto, visto le dimensioni delle ottiche a lunga focale.



L'otturatore Thornthon. Si fissa alla ghiera esterna dell'ottica con una semplice vite.
Ho fatto qualche prova di scatto con l'otturatore, che necessita per via dell'età e della costruzione, di un tocco delicato.
Per rendere solido il tutto, ho sistemato un supporto al di sotto dell'otturatore.

La prima PX processata è venuta leggermente sovraesposta  e un pò decentrata a causa della mancanza di un riferimento sul vetro, ma la nitidezza sull'armonica a bocca è ottima, così come la sfocatura subito dietro.


Nota: purtroppo, quasi tutte le fotocamere da Atelier costruite intorno al 1900 (compresa la Bruckner in prova) mancavano di movimenti della standarda anteriore, se non per la possibilità di variare l'alzo dell'ottica (Rise-Fall); quindi, per le fotografie seguenti, niente regola di Scheimpflug anteriore, ma solo per posteriore, il che significa introdurre variazioni prospettiche.
Per lo still life non c'è stato alcun problema e comunque la lunghezza della focale minimizza in parte gli effetti di distorsione degli oggetti; tali variazioni non sono sempre accettabili se si parla di ritratti di figure umane.



Mele e armonica. Diaframma a f:4.5 a 1/45 indicato, circa 1/15 reale.



Una volta presa confidenza con la procedura, mi sono preoccupato di tracciare sul vetro smerigliato del dorso, la piccola mascheratura per le dimensioni delle PX ovvero: 7,7 x 7,9 e ho allestito un altro set.

Frame Impossible PX tracciato a matita sul vetro smerigliato originale. 

Set pronto e illuminato con luce continua da 1200W a circa 1 metro.



Preso lo scatto,  ho infilato lo chassis dentro la dark-bag insieme a una Polaroid tipo sx-70 e con molta calma ho riestratto la lastrina, risistemandola in sede nel film pack.




Un piccola Polaroid del XX secolo facente le veci di  processatore portatile.


Ovviamente chiudendo la macchina, il film appena esposto è stato espulso e processato automaticamente.


Film PX in sviluppo. Circa 30 minuti


La parte più delicata è stata questa.
Se si piega troppo la pellicola durante le operazioni di trasferimento, c'è il rischio di alterare la struttura del film e di incappare in uno sviluppo difettoso.
Infatti, dopo uno paio di scatti  andati a farsi friggere ecco finalmente lo scatto che stavo aspettando:



Una Polaroid 500 che se la tira da banco ottico.
Herr Voigt a f:6,5 per 1/90 indicato (circa 1/30 di secondo reali)

Non avendo tempi di esposizione superiori, l'unico accorgimento che si può adottare per prevenire una certe sovraesposizione è allontanare la sorgente luminosa oppure chiudere di qualche stop il diaframma; ma in questo modo, si sacrifica in una certa misura la resa della scarsa profondità di campo apparente.

Mi piace.
Ovviamente l'immagine è speculare, così come per le più grandi Impossible PQ .
Il fuoco selettivo è impagabile così come il particolare effetto di Glare nelle zone chiare e sovraesposte, tipico delle ottiche antiche usate "tutte aperte". Si può notare la differenza osservando le zone in questione sul vetro e poi nella foto sviluppata.
Per non aver l'immagine capovolta nel frame, basta ruotare la pellicola di 180° durante il caricamento nel porta lastra, ma forse mi piace più così, è caratteristica. Dice, "hei ma io sono stata esposta in un banco ottico, che diamine!".
Dopo questo esperimento andato a buon fine, ero ansioso di provare un ritratto sfruttando al pieno le potenzialità del sistema e quindi ho convinto con la forza la mia amica Valentina, casualmente di passaggio nel mio studio, per una posa improvvisata:



Valentina #1.
Herr Voigt, tutta apertura f:4,5 a circa 1/40 di secondo.

Dopo circa 30 minuti di attesa, l'immagine si è sviluppata correttamente producendo un ritratto davvero carino.
Il viso è un pò sovraesposto ma l'immagine è comunque gradevole e incisa (per una Impossible) , incorporando i bei toni pastellosi blu-gialli tipici di questo supporto.
Indiscutibilmente il limite di risoluzione per linea delle Impossible è il fattore limitante per il microdettaglio e anche usando la migliore ottica disponibile non si potrebbe approfittare l'incredibile risoluzione delle lenti per il grande formato; ciò nonostante, si possono sfruttare  altre caratteristiche, quali la grande luminosità delle lunghe focali e la tipica resa pittorica; notare infatti, nel ritratto di Valentina la ridotta profondità di campo, sconosciuta ai più blasonati obiettivi moderni e soprattutto alle lentine delle piccole SX-70. Mica male quindi.
Inutile dire che qualsiasi banco ottico moderno, grande o piccolo che sia, sarebbe adatto per questo modo di usare le piccole PX o PZ, ma la mia idea era quella di fotografare a colori in modo non convenzionale e sviluppare una moderna istantanea, introducendo una tecnologia anacronistica all'interno di una realtà storica lontana cento anni.
Esotico. Steampunk.


"Be the first one to do It."

c'era scritto sulla dark cover...ma sarò stato il primo?









lunedì 18 giugno 2012

Integralmente Impossible Project 8x10. Beta test. (Impossible Project 8x10 Integral film, Beta test)

E' stata una lunga attesa.

Chi non ci credeva oppure non ci sperava più, si è dovuto ricredere e forse ha cominciato a ripulire i rulli.
Io li avevo già puliti e caldi da qualche tempo.
Essendo un piccolo pioniere Impossible Project, ho avuto l'opportunità e in qualche senso il privilegio di poter acquistare e testare a mie spese, devo dire assolutamente accettabili, la nuova pellicola sperimentale 8x10 Silver Shade, in versione integrale.
Già, non più peel-apart ma integrale e quì, ancor prima che aprissi la confezione, confesso di esser stato molto confuso a riguardo in quanto proprio non riuscivo a comprendere appieno come fosse assemblato il film, ma vengo al dunque e racconto la mia prima stimolante esperienza.

Mi ritrovo sul bancone un  packaging Polaroid 803 con in primo piano un'etichetta molto formale indicante la scritta Lot: 001.

Packaging Polaroid. 

Al suo interno i consueti due vassoi, contenenti rispettivamente in una sorta di Ying e Yang, i 15 negativi e i rispettivi 15 positivi, pronti a fondersi in una unione storica:


Speravo che il vassoio dei negativi,  non contenesse Lasagne al pesto.


Le lastre sono entrambe assemblate parzialmente con materiale nativo della Polaroid serie 800.
Subito mi è cascato l'occhio sull'indicazione riguardante la sensibilità della pellicola, ISO 1000/1250.
Mi immaginavo una sensibilità vicina alle emulsioni PX600 ma mi sbagliavo.
Oltretutto Impossible Project ha chiaramente indicato che vi possono essere delle differenze di sensibilità da lotto a lotto.
Tenendo a mente queste preliminari indicazioni, ho deciso di settare l'esposizione per ISO 800, essendo questo valore più vicino a 1000 che non 1600 a 1250, per poi regolarmi di conseguenza.
La scelta del soggetto per il mio primo scatto è coincisa con la possibilità di portare davanti alla mia Toyo, quella personalità ingombrante, problematica e assolutamente teatrale del mio amato padre, che per nulla intimorito dalla bestia si è messo a suo agio in studio, accendendosi un sigaro.
Volevo una fotografia che richiamasse con un certo feeling lo spirito di una lastra al collodio d'argento e ritornare idealmente ai tempi in cui le emulsioni erano davvero ancora sperimentali.
Lavorare in studio, in condizioni controllate mi è sembrato una buona base di partenza, quindi preparato il set ho iniziato a buttar giù due calcoli esposimetrici per il ritratto in preparazione.
Ho deciso di chiudere il diaframma del mio Rodenstock 360mm a f8 e di scattare a 1/30 di secondo utilizzando il mio sistema a luce continua, non essendo abituato a lavorare con i flash.
Come di consueto ho apposto un filtro UV davanti all'ottica.
Il mio bank autocostruito a luce continua consiste in un gruppo di 4 grandi lampade a fluorescenza a luce fredda (circa 6400K), sistemate all'interno di una parabola Ikea; la potenza complessiva è di circa 1200W e restituisce un'illuminazione soft, ideale per i ritratti.
Uso questo sistema principalmente per il collodio umido, ma visto che lavora bene anche con altri tipi di film, non mi sono posto ulteriori problemi.
La luce di riempimento da 300W è invece costituita da una parabola più piccola, contenente un unica lampada dello stesso tipo delle precedenti.
Ho caricato il negativo come da manuale,  facendo un pò di fatica ad agganciarlo alla linguetta arancione  di sicurezza.
Mi è sembrato che il volet in testa al negativo, fosse leggermente più corto e stretto di quello originale Polaroid. Nulla di difficile comunque.
Un particolare del cappuccio di sicurezza superiore del negativo:



Nota:rispetto all'originale, il segno giallo era sull'altro (http://papayaspoint.blogspot.it/2011/11/formato-8x10-polaroid-8x10-instant.html) 

Non sono riuscito a capire come mai la tipica freccia gialla fosse dalla parte opposta la protezione! Forse un errore nell'assemblaggio? 
Inizialmente era confuso e pensavo di aver caricato dalla faccia sbagliata il negativo. Fortunatamente, ho seguito le frecce grigie poste in fondo al volet da estrarre.
Chiudendo la cassetta, ho estratto in modo un pò faticoso il volet, che ha opposto una lieve resistenza.
Per il set, un lenzuolo bianco, un cilindro nero e la faccia medi toni di Charlie, niente di più.
Solo il flack dell'otturatore e l'espressione insofferente di mio padre..."abbiamo già finito?".
"Stai buono lì e goditi il sigaro, che dopo ne faccio un'altra!".
Ho alimentato il processatore,  dopodichè aprendo il vassoio dei positivi mi sono decisamente sorpreso e al tempo stesso ho capito tutto.
I fogli positivi sono costituiti da Mylar (suppongo) trasparente e hanno la logica funzione di trattenere l'emulsione durante il passaggio della pellicola esposta attraverso i rulli e quella di proteggere l'immagine finale.
Non esiste un foglio di stampa positivo!

Il rosa è davvero molto chic. Nel retro si posso osservare molto bene i consueti Pod ( vedi Immagini successive allo smantellamento)

Ho caricato il trasparente nel vassoio, notando una certa tendenza all'incurvarsi di quest'ultimo:



Positivo leggermente incurvato, forse dovuto al fatto che è molto sottile.


Sistemando il film holder,  ho prestato molta attenzione che nulla si piegasse.
Avviato il processatore, ho aspettato i 4 minuti di sviluppo, indicati sul data sheet di Impossible.
Essendo il film molto sensibile dopo lo sviluppo è necessario lasciare la pellicola dentro il cassetto posteriore del processatore, al buio.
Passati i quattro minuti, ho aperto lo sportello e ho finalmente potuto ammirare la nuova 8x10.
Come si dice, "buona la prima"?



L'incredible Carlo su pellicola Impossibile o meglio Charlie L'Incroyable su Impossible Project 8x10.

Non mi voglio lodare, ma adoro davvero questa fotografia. 
Sono molto contento di aver calcolato bene l'esposizione, tranne che per un punto: nell'eccitazione del momento,  ho tralasciato di compensare l'esposizione della pellicola dovuta alla caduta di luce per l'estensione del soffietto.
Per un ritratto di questo tipo, con l'ottica da 360mm,  di solito estendo il banco ottico per circa 50cm e quindi compenso di circa 1 stop e mezzo l'esposizione; non l'ho fatto, ma fortunatamente la pellicola essendo davvero vicina al valore indicato dalla casa è stata esposta praticamente in modo perfetto.
Solo una leggera sovraesposizione nella zona IX (capelli bianchi) comunque piacevole al sottoscritto. 
Direi che la sensibilità è davvero vicina al valore ISO 1000.
Il tono monocromatico del film è davvero bello, così come il contrasto complessivo, con un bel nero nella zone d'ombra e ottime sfumature nella scala dei grigi, soprattutto nei valori alti di luce.
La risoluzione dell'immagine è ottima (considerando il tempo di esposizione) e non ho riscontrato nessun difetto apparente nella spremitura dell'emulsione, ne tanto meno problemi di aree diversamente esposte e/o danneggiate. 
Un particolare salta subito agli occhi; l'immagine è SPECULARE.
Non esiste un foglio di stampa e per questo motivo, l'immagine ottenuta è quella sviluppata sopra il negativo e invertita orizzontalmente rispetto all'originale e siccome non abbiamo un sistema reflex a monte, come avviene per le piccole integrali Impossible o Polaroid, l'immagine resta capovolta.
Ho detto una cazzata?
Essendo un lotto sperimentale, probabilmente (ma è solo una mia speculazione) Impossible Project per la versione definitiva della pellicola, migliorerà le caratteristiche della cornice protettiva sottostante il mylar e forse anche nella parte superiore del film , dove si accumula una grande quantità di pasta sviluppatrice.  Del resto anche le tradizionali Polaroid sporcavano parecchio.
Osservando il retro della pellicola, ho anche notato un leggero disallineamento del negativo al suo corrispettivo positivo, ma può essere che al momento dell'estrazione del volet io abbia impiegato troppa forza, spostando di poco il negativo all'interno della cassetta.
Dettagli di poco conto e comunque  nulla che possa far preoccupare un fanatico.
Cavalcando l'onda, ho tentato un'altra esposizione, questa volta regolando l'otturatore a 1/60" e arretrando leggermente la luce di riempimento. 


 L'Incroyable #2. Notare lo spillamento dello sviluppatore nella cornice superiore. 


Il secondo scatto sembra leggermente sottoesposto, con tonalità di colore leggermente diversa, meno giallognola e più neutra. Preferisco decisamente la prima.
Anche se l'immagine è usabile, mi sono accorto subito di una caratteristica evidente; sembra che la pellicola sia molto sensibile alla sporcizia (del resto è una altolocata) e non digerisca l'imperfetta pulizia dei rulli.
Come si può notare sono infatti presenti un fastidioso pattern orizzontale e alcune macchie puntiformi, tipico risultato ottenuto quando i rulli dello sviluppatore sono sporcati dalle emulsioni precedenti. 
Il fatto curioso è che comunque io avevo controllato i cilindri metallici dopo la prima esposizione, essendomi accorto che una certa quantità di pasta sviluppatrice era fuoriuscita dai bordi della prima lastra.
Evidentemente non sono stato troppo attento durante la pulizia e dovevo pulirli meglio. Basta saperlo.
A sessione conclusa, ho congedato mio padre dal set e mi sono dedicato alle scansioni delle immagini ottenute per registrare le tonalità delle istantanee al tempo zero e verificarne successivamente le possibili variazioni.
Ma tant'è (colloquiale) non ho resistito...

Il Lift.

Disponendo di due immagini abbastanza simili, ho subito sacrificato l'ultima esposizione per effettuare ciò che più amo fare con le pellicole Impossible, ovvero i lift su carta d'acquarello.
Il distacco dell'immagine dal negativo è avvenuto in modo incredibilmente fluido e ho ottenuto una trasparenza fantastica.




Giusto per curiosità, dopo lo smantellamento della lastra trasparente, ho dato una controllata ai Pod esausti:

Ogni positivo alloggia un Pod diviso in due compartimenti.

Dopo aver rifilato come di consueto l'immagine, l'emulsione immersa successivamente nell'acqua, si è scollata dal mylar in modo eccellente, non trascinando con se la colla opaca sottostante.
Ho riscaldato l'acqua esattamente a 50°C.
Un piccolo contributo video:

video




In un certo senso è peel-apart!
Naturalmente, come per tutti i film integrali Impossible Project, prima si esegue la separazione  meglio avviene il distacco.

Magia del lift!



L'immagine si è stesa abbastanza agevolmente sulla carta, nonostante le dimensioni implichino una certa dimestichezza con la procedura e l'uso di supporti adatti alle grandi dimensioni.
Nonostante le imperfezioni (di solito giovano) il lift ottenuto mi piace e come spesso accade a causa del tipo di  lavorazione, l'immagine trasferita è ancora più grande e dà ancora maggiore soddisfazione.
Purtroppo non sono riuscito a trovare uno scanner adatto a ospitare i fogli 30x45cm e mi sono arrangiato con quello che uso di solito; la qualità non è eccellente ma si può comprendere la resa del lift.


Distacco dell'emulsione #1, dopo 1 ora  dallo sviluppo. Notare a sinistra il banding dovuto ai rulli sporchi.
Carta per acquarelli, tinta neutra, satinata da 300g/m2



Ovviamente e fortunatamente, tramite il lift è possibile revertare le immagini, togliendole dal loro stato speculare; fatto non trascurabile e strada da imboccare a senso unico, soprattutto nei casi in cui, le nostre fotografie siano destinate a un pubblico che non sia abituato a leggere come Leonardo Da Vinci. 
Questa potrebbe essere una vera limitazione per alcuni, oppure un motivo in più per altri, per imparare la tecnica e creare capolavori su carta. 
Perseguendo questa strada, il giorno seguente, notando una leggera variazione di tono nella parte superiore dell'immagine, mi è venuto il sospetto che qualcosa stesse cambiando.
Inoltre la pasta blu dello sviluppatore, si è infiltrata prepotentemente nella cornice superiore argentata, rovinando il bell'aspetto del frame.
Osservando con attenzione le prime 8x10 postate sulla pagina di Facebook di Impossible Project, si percepisce chiaramente un colore diverso rispetto a quello che ho ottenuto nelle mie esposizioni. Potrebbe essere un problema di monitor ma a me, sono sembrate molto più calde, addirittura simili nei toni a certe Chocolate. 
Siccome in passato ho avuto esperienze "degradanti" con le pellicole PX di vecchia generazione, da sempre pratico Yoga e Emulsion Lift per preservare la vita delle mie istantanee.
Ho voluto tentare un secondo lift.
Et voilà.


Cianotipo? No, solo un tagliere Ikea ideale per rifilare le istantanee (pagatemi).

Anche dopo 24 ore l'immagine si è separata perfettamente dal negativo sottostante, senza il bisogno di metterla in acqua per tale operazione.

Distacco dell'emulsione #2, dopo 24 ore  dallo sviluppo.
Carta per acquarelli, tinta neutra, satinata da 300g/m2
Dopo il distacco e la stesura sulla carta, ho notato una certa variazione di tono dell'emulsione, forse solo dovuto alla naturale tinta del supporto  sottostante. 
Tengo di nuovo a precisare che la scansione purtroppo non rende, come al solito, giustizia al contrasto e alla  texture dell'immagine in questione.
Immagino già le potenzialità di questo film per questo tipo di manipolazioni.
Questo per ora è tutto, aggiornamenti dell'ultima ora permettendo e spero di portare nei prossimi giorni nuovi contributi.
In programma una sessione di scatti all'aperto e una sorta di test sul campo su come usare il processatore motorizzato lontano da casa.

Conclusione.

Probabilmente, è il miglior film impossible mai provato fino a oggi.
Per giudicare obiettivamente questo nuovo e già fantastico supporto, si dovrà attendere la commercializzazione del prodotto ed esporre molte lastre, soprattutto per verificare la stabilità nel tempo dell'emulsione.  
Attendo fiducioso come sempre, sperando in un prezzo finale non troppo esagerato e mandando un mio sentito ringraziamento a Impossible Project e a tutti coloro ( customers inclusi) che hanno reso possibile questo sogno divenuto realtà, che a tutti gli effetti rimarrà indelebilmente impresso nella storia della fotografia.


Scaldate i rulli, si parte.

Un update di fine anno 2012, con qualche immagine in più prodotta in questi mesi:

Un ragazzaccio di nome Davide, con la sua fedele FKD sovietica.


Un'uscita in esterni, primo test estivo.


Dopo aver ceduto alla tentazione dell'autoscatto, celebrando la riparazione della mia sviluppatrice manuale.

Altri esempi ai seguenti indirizzi:
http://www.flickr.com/photos/57376740@N03/7421814166/in/set-72157630069444455
http://www.flickr.com/photos/57376740@N03/8166156831/in/set-72157630069444455/

venerdì 25 maggio 2012

::WORK IN PROGRESS::

Wet stuff is coming...

And It all started (Ambrotipo negativo su lastra di vetro 4x5).
La mia prima magic camera fotografata al Collodio umido. 

Be patient...

venerdì 20 gennaio 2012

Come operare un processatore Polaroid 8x10. (Trouble with a 8x10 Polaroid Processor)

SPOK!
Questo è il rumore di un vecchio condensatore elettrolitico che esplode, oltre che un nome che evoca orecchie a punta.

Pensavo fosse caduto un grosso libro dalla scrivania o che fosse esplosa una lampadina invece....
Dopo anni di inutilizzo, aver messo in tensione un processatore Polaroid  non è stata la cosa migliore da fare, visto che  dopo il suo arrivo non  è stato controllato il circuito elettrico.
In teoria, ogni vecchio apparato andrebbe collaudato per un certo periodo di tempo con un alimentatore a voltaggio variabile, in modo da lasciare che i vecchi condensatori (soprattutto quelli di carta) ricostituiscano l'elettrolita e che altri componenti non manifestino problemi.
La fretta di usare il processatore mi ha giocato un brutto scherzo.
Il condensatore in questione è di vecchio tipo, carta-olio, racchiuso da un involucro di alluminio e non ha una lunga durata.
Se lasciato a riposo per lungo tempo  l'olio può spillare dai contatti esterni e far perdere l'effetto capacitivo al condensatore; inoltre il dielettrico (in questo caso la carta), senza il supporto del fluido elettrolitico, sottoposta alla tensione massima, si perfora creando una sorta di corto circuito che provoca un esplosione.
Nel mio caso, il condensatore fortunatamente non conteneva sostanze tossiche (No PBC, ovvero policlorobifenili) ma il fumo che usciva del processatore  era molto denso e ugualmente irritante.
Fumo di olio vecchio e molto fritto, peggio che entrare in una cucina di un pessimo ristorante cinese.
Il condensatore in dotazione ha le seguenti caratteristiche:capacità 0.8 µ Farad, 220V a 60hz, tolleranza +/- 5%,  e questo è ciò che ne rimane:

Il reperto bellico. Il contenuto si è completamente distrutto imbrattando tutto l'interno della sviluppatrice.

Sembra un petardo esploso qualche capodanno fà.
La funzione del condensatore  è di  fornire lo spunto per il motore motore elettrico del processatore, che in sua assenza avrebbe un avviamento irregolare; tale funzione è detta "motor-start".
Tutti i motori elettrici di questo tipo funzionanti a 220V e oltre, tipo quelli dei compressori dei frigoriferi, dei motori delle cappe aspiranti, di quelli delle lavatrici etc, etc possiedono un condensatore di avviamento.
In caso di guasto, il motore gira ugualmente ma perde la capacità di partire bene; il buonsenso comunque suggerisce di fermare tutto e riparare il guasto.

Riparazione:
Ho aperto il processatore dalla parte inferiore, rovesciandolo su un panno morbido.
Ho rimosso quattro viti a stella, alloggiate all'interno dei poggia-piedi in gomma e una vite a stella centrale:

Acqua e olio tutto a posto? Olio, grazie...
Per  prima cosa ho pulito con alcool tutti i  componenti del circuito imbrattati dall'olio del condensatore, verificando al tempo stesso che non ci fossero bruciature sospette.
Già che c'ero ho ispezionato la meccanica interna del motore:

Foro di entrata della manovella. Poco sopra a destra si intravede la cascata di ingranaggi e l'avvolgimento primario del motorino.

Ingranaggi visti da sopra il processatore:

La cascata degli ingranaggi vista da sopra.

Ecco la sede dell'esplosione, tra le due stelle gialle:

Le stelline indicano i due fili elettrici che vanno collegati al nuovo condensatore
Come si può osservare, il vecchio condensatore era posto vicino al motore;  era assicurato tramite un asola a una vite della messa terra. Naturalmente non ha alcuna funzione elettrica, è solo di sostegno.
Il condensatore in questione non ha polarità, quindi collegarlo indifferentemente ai due terminali (filo marrone e nero) non fà differenza.
Occhio a non collegarlo agli stessi morsetti del ponte, in caso contrario si otterrà un bel corto-circuito.
Non avendo trovato un rimpiazzo di pari capacità, l'ho sostituito con un moderno condensatore elettrolitico in poliestere da 1µ Farad.
La differenza è minima e quindi praticamente non cambia nulla.


Nuovo condensatore , costo circa 5 euro. La vite è solamente necessaria per ancorarlo da qualche parte.

Un piccolo problema è sorto durante il rimpiazzo; nella zona di origine il nuovo condensatore essendo più grande mi ha creato problemi di ingombro, schiacciando altri componenti caldi del circuito e sfiorando pericolosamente altri contatti non troppo bene isolati.

Condensatore in posizione originale. No buono.

Ho dovuto trovare un'altra sistemazione.

Per sicurezza avevo isolato gli altri due terminali del ponte e nastrando  i fast appena connessi.
Con un seghetto a mano ho ricavato una fessura in una zona morta del fondo del processatore, nella quale far passare i cavi.  Successivamente ho riposto il condensatore all'interno di questa area e per non farlo muovere l'ho fissato alla plastica con del nastro di gomma adesiva, togliendo le fascette ormai inutili.


Et voilà. Sembra fatta apposta, speriamo tenga.
Ho rimontato il coperchio e rimesso in tensione il processatore, anche perchè non ho visto altri tipi di elementi danneggiati o potenzialmente "esplosivi".

Questo è tutto, la riparazione non mi ha portato via più di un'ora di lavoro e il processatore è nuovamente  ok.